Monito nel Giorno della memoria «Oggi più che mai serve ricordare»

28 Gennaio 2024

Il richiamo del prefetto Della Cioppa: «Pensavamo che l’antisemitismo appartenesse al passato» Consegnate le medaglie d’onore ai parenti di tre militari deportati in Germania durante la guerra

CHIETI. Un 27 gennaio diverso dagli altri, nel quale più forte che in passato deve essere il messaggio della memoria, poiché vediamo quanto tristemente e drammaticamente stiano riprendendo forza messaggi e manifestazioni di antisemitismo in tutto il mondo. Questo lo spirito con cui, in occasione della Giornata della memoria, ieri nel palazzo del governo il prefetto Mario Della Cioppa ha consegnato le medaglie d’onore, che come ogni anno vengono assegnate agli eredi di tre militari italiani internati durante la Seconda guerra mondiale.
«Lo Stato non vuole dimenticare ciò che purtroppo si è verificato», sottolinea Della Cioppa, «cerchiamo di riempire di contenuti ogni 27 gennaio, affinché i giovani non solo non dimentichino, ma comprendano. L’antisemitismo pensavamo appartenesse al passato», aggiunge il prefetto evocando quanto avviene oggi in Medio Oriente e non solo, e citando le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Perciò Della Cioppa esorta a «maggior attenzione e maggior impegno in giornate come questa», nelle quali viene onorato «non “chi ha perso la vita”, ma coloro ai quali “la vita è stata sottratta”».
Quest’anno la medaglia destinata a deportati e internati nei lager nazisti è stata consegnata agli eredi di Antonio Barbuzzi, carabiniere classe 1906 di origini lucane ma legato a Fossacesia; Eugenio Aggi, carabinierie nato a Chieti nel 1916; Cosimo Latina, marinaio tarantino classe 1922 che si è sposato a Chieti. Tutti sono stati fatti prigionieri dopo l’8 settembre del 1943 e sono rimasti prigionieri in Germania fino al 1945. La medaglia è stata consegnata ufficialmente al familiare che ha inoltrato la pratica: rispettivamente la figlia Mariella Barbuzzi, il nipote Giuseppe Aggi e la figlia Vita Latina, ognuno dei quali accompagnato da una commossa delegazione di parenti. A loro, nel tempo, sono stati affidati i racconti di anni di patimenti, dolore, sofferenza. Anni bui che, ci si augura, tornino ad essere un monito sul quale costruire il nostro futuro. È quanto ribadisce l’arcivescovo Bruno Forte, citando Liliana Segre che «ha scelto di non rispondere all’odio con l’odio», esprimendo dolore per quanto avviene in Terra Santa e ricordando quando ricevette una delegazione del Comune di Nazareth, «composta da ebrei, arabi e cristiani che cercano la convivenza nel rispetto gli uni degli altri».
Tra le autorità civili e militari, erano presenti i comandanti provinciali dei carabinieri Alceo Greco e della guardia di finanza Michele Iadarola, il questore Aurelio Montaruli, il presidente della sezione teatina dell’Associazione nazionale carabinieri Mario Colantonio, i sindaci dei Comuni dei cittadini ai quali viene conferita la medaglia, Enrico Di Giuseppantonio di Fossacesia e Diego Ferrara di Chieti. «Da mio nonno e mio padre ho ascoltato i racconti della Prima e Seconda guerra mondiale», ricorda Ferrara, «e mi chiedo: siamo stati bravi a tramandare quei racconti? No, perché se tutti fossimo stati bravi le atrocità di oggi non ci sarebbero». Ferrara perciò parla di «responsabilità della mia generazione», con l’augurio che «tra i giovani dia frutti il seme della solidarietà e della tolleranza».
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