Morì a 17 anni, condannato chi lo travolse

La sentenza a 7 anni dalla tragedia e dopo che la procura dispose nuove indagini. La madre: mio figlio ha avuto giustizia
VASTO. Lo sguardo al cielo rivolto a chi non c'è più e poi un silenzioso pianto liberatore. Così Eliana Passucci di San Salvo ha accolto la sentenza di condanna ad un anno e 4 mesi disposta dal Tribunale di Vasto presieduto dal giudice Italo Radoccia per R.D.N, 51 anni, l'automobilista che 7 anni era alla guida di un’auto che finì addosso al figlio, Stefano D'Adamio. Aveva solo 17 anni Stefano ed era appena uscito da scuola. Dopo sette anni di perizie (e la riesumazione della salma) le indagini hanno appurato che la guida dell'automobilista fu imprudente.
«Nessuno potrà ridarmi mio figlio. Nemmeno questa sentenza. Ma io ringrazio i giudici perché il mio Stefano ha avuto giustizia», dice la mamma della vittima sfinita da uno strazio cominciato il 27 maggio 2007 quando avvenne la tragedia. Stefano frequentava il liceo tecnologico Mattei di Vasto. Quel giorno era appena uscito da scuola. Sereno e allegro come tutti i ragazzi della sua età salì in sella alla sua moto, una Aprilia 125 per tornare a casa. Con lui c’era un amico. L’incidente si verificò alle 12,45, dopo poche centinaia di metri, all’incrocio con via Mattioli, davanti alla farmacia Giovannelli. La moto del ragazzo finì contro la parte anteriore di una Ford Mondeo che proveniva da via De Gasperi. Alla guida dell'auto c'era R.D.N. L'urto fu tremendo. Per il giovane centauro non ci fu nulla da fare. Stefano D'Adamio morì sul colpo. L’amico che era con lui riportò due fratture e un trauma cranico. Inizialmente le indagini avevano escluso ogni tipo di responsabilità a carico di R.D.N., ma la Procura decise di andare a fondo e dispose nuove perizie. La riesumazione della salma per la famiglia fu un dolore immenso. Dopo due anni di indagini i risultati delle perizie raccontarono un'altra verità. La morte dello studente era stata causata da "imprudenza, negligenza ed imperizia" del guidatore della Ford Mondeo. Alle stesse conclusioni sono arrivati i giudici del Tribunale di Vasto, Italo Radoccia, Fabrizio Pasquale e Michelina Iannetta. L'imputato è stato condannato per omicidio colposo: quel giorno tenne un comportamento tale da costituire "pericolo per la circolazione", superando i limiti di velocità imposti nel centro urbano, in una zona, tra l’altro, molto frequentata perché vicina ad una scuola e a un parco pubblico. Particolari che sono stati ribaditi dall'avvocato dei genitori dello studente, Giovanni Cerella, che si sono costituiti parte civile. «Dopo la morte del ragazzo per i genitori leggere sui quotidiani che era stato Stefano a schiantarsi contro la vettura è stato t doloroso. Ora per loro c'è la consolazione di una sentenza che rende giustizia al loro ragazzo», afferma l'avvocato Cerella.
Paola Calvano
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