Morì a 17 anni nella caduta in moto «Non fu colpa dell’automobilista»

8 Giugno 2016

Caso D’Adamio: assolto in appello il conducente condannato in primo grado a un anno e 4 mesi L’incidente all’uscita dalla scuola Mattei. Per la perizia l’uomo guidava piano e con prudenza

VASTO. Nessun colpevole, per ora. La morte del giovane Stefano D’Adamio fu una tragica fatalità. A stabilirlo sono stati i giudici della Corte d’appello dell’Aquila che ieri hanno assolto R.D.N., 53 anni. In primo grado l’automobilista era stato condannato a un anno e 4 mesi per omicidio colposo. L’uomo 9 anni fa era alla guida di un’auto che finì addosso allo studente: aveva solo 17 anni, Stefano, ed era appena uscito da scuola. Fondamentale si è rivelata la perizia eseguita dall’ingegnere Reginelli e richiesta dall’avvocato Marisa Berarducci, difensore dell’imputato. La perizia ha stabilito che la velocità dell’auto condotta da R.D.N. era moderata e la condotta dell’automobilista fu prudente. Sbalzato dopo l’urto dal sellino della moto sulla quale si trovava con un compagno di scuola, D’Adamio morì perché cadendo si ruppe la colonna vertebrale all’altezza del collo.

«Capisco il dolore della madre del povero ragazzo e spiace moltissimo che un giovane di soli 17 anni sia morto in un modo così tragico. Alla mamma di Stefano va un grande abbraccio. Il suo dolore è immenso e tale resterà per sempre perché nessuno potrà ridarle il figlio, ma non fu colpa del mio cliente», afferma l’avvocato Berarducci. Dopo nove anni di perizie (e la riesumazione della salma) le indagini hanno appurato che la guida dell’automobilista fu corretta.

Lo strazio della famiglia D’Adamio cominciò il 27 maggio 2007 quando avvenne la tragedia. Stefano frequentava il liceo tecnologico Mattei di Vasto. Quel giorno era appena uscito da scuola. Sereno e allegro come tutti i ragazzi della sua età salì in sella alla sua moto, un’Aprilia 125 per tornare a casa. Con lui c’era un amico. L’incidente si verificò alle 12,45, dopo poche centinaia di metri, all’incrocio con via Mattioli, davanti alla farmacia Giovannelli. La moto del ragazzo finì contro la parte anteriore di una Ford Mondeo che proveniva da via De Gasperi. Alla guida dell’auto c’era R.D.N. L’urto fu tremendo. Per il giovane non ci fu nulla da fare: morì sul colpo. L’amico che era con lui riportò fratture e un trauma cranico.

Le indagini avevano escluso ogni tipo di responsabilità a carico di R.D.N., ma la Procura decise di andare a fondo e dispose nuove perizie. La riesumazione della salma per la famiglia fu un dolore immenso. Dopo due anni di indagini i risultati delle prime perizie furono contro R.D.N: la morte dello studente era stata causata da “imprudenza, negligenza ed imperizia” del guidatore della Ford Mondeo. A bel altre conclusioni è arrivato l’ingegnere Reginelli e di conseguenza i giudici la Corte aquilana. L’imputato fu assolto dall’accusa di omicidio colposo: quel giorno tenne un comportamento che non costituì pericolo per la circolazione. È probabile che la vicenda giudiziaria approdi in Cassazione.

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