Morta per le botte, il gip non archivia: sul cognato altri tre mesi di indagini

4 Gennaio 2024

La procura dovrà valutare l’attendibilità del vicino di casa che ha fatto riaprire l’inchiesta con una registrazione audio Il 73enne avrebbe confidato di aver colpito più volte la pensionata. Il difensore: «Accuse totalmente prive di fondamento» 

CHIETI. Si indagherà altri tre mesi per scoprire la verità sulla tragica fine di Valentina Civitarese, la pensionata ortonese di 78 anni che – secondo la procura di Chieti – è morta a causa dei maltrattamenti in famiglia l’11 febbraio 2022. Il pubblico ministero Giancarlo Ciani ha già chiesto il processo per Lunella Civitarese, 75 anni, sorella della vittima. Per Donato Di Meo, 73 anni, cognato dell’anziana e marito della principale sospettata, in un primo momento era stata sollecitata l’archiviazione. Ma lo scorso novembre, ovvero quando la richiesta era già giunta sul tavolo del giudice per le indagini preliminari, negli uffici giudiziari di via Spaventa è arrivata una lettera a firma di un vicino di casa della vittima. L’uomo ha riferito al pubblico ministero che Di Meo gli aveva confidato di aver colpito in più occasioni la pensionata. Non solo: in questo senso, lo stesso vicino ha prodotto anche una registrazione audio.
Il caso è arrivato in tribunale lo scorso 20 dicembre. E adesso il giudice Andrea Di Berardino ha sciolto la riserva, non archiviando l’inchiesta e ordinando altri tre mesi di indagini. Gli accertamenti dei poliziotti della squadra mobile di Chieti saranno finalizzati a valutare l’attendibilità del vicino di casa. Gli approfondimenti riguarderanno il supporto informatico con il quale è stata registrata la conversazione ritenuta di interesse investigativo. Saranno presi a verbale anche eventuali altri testimoni che avrebbero ascoltato quelle confidenze.
Di Meo continua a professarsi innocente. «Eravamo pronti all’eventualità che venissero disposti ulteriori approfondimenti, il che non ci spaventa perché il mio assistito non ha nulla da nascondere», dice l’avvocato Maria Cicconetti. «Già nel corso di un anno e mezzo di indagini non è emerso nulla a suo carico, tant’è che la stessa procura ha chiesto l’archiviazione. Il vicino di casa è da considerare assolutamente inattendibile: le sue dichiarazioni sono prive di ogni fondamento». Secondo la difesa, tra l’indagato e il vicino ci sono pessimi rapporti a causa di questioni economiche.
Lunella e il marito, come ricostruito dall’accusa, hanno ospitato Valentina – malata di demenza senile – nella propria abitazione al civico 151 di Villa Rogatti fin da marzo 2020. Nella richiesta di rinvio a giudizio a carico di Lunella, il pm sostiene che quest’ultima «poneva in essere nei confronti di Valentina maltrattamenti e, segnatamente, usava violenza fisica nei riguardi della stessa». Lunella, dunque, non voleva uccidere. Ma, in base alla tesi accusatoria, il decesso avvenuto all’ospedale Renzetti di Lanciano è direttamente riconducibile alle botte. Dalle indagini dei poliziotti è emerso che, «anche in epoca antecedente» alla morte, l’anziana ha riportato fratture costali. In un arco di tempo compreso tra «circa 10-15 giorni» prima della tragedia, ha subito «ulteriori percosse in conseguenza delle quali riportava» altre fratture, per l’effetto delle quali «si generava una sepsi», ovvero un’infezione generalizzata. «In conseguenza delle descritte lesività», il cuore dell’anziana si è fermato.
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