Morto a 32 anni sul campo di padel All’addio tante lacrime e palloncini

Matteo Stante fra qualche mese sarebbe diventato papà. La giovane vedova: «Resti la mia roccia» Monsignor Cipollone: nella sua breve vita è stato un dono per tutti coloro che lo hanno conosciuto
LANCIANO. «Ci sono voluti 14 anni per costruire tutto quello che avevamo e sono bastati solo pochi secondi per far crollare tutto. Ma non c’è morte fisica che ci separi, anche perché ho un compito speciale da portare avanti». È la promessa di Arianna davanti al feretro del marito, Matteo Pasquale Stante, stroncato da un infarto a soli 32 anni su un campo da padel. Nella cattedrale della Madonna del Ponte, gremita per l’ultimo saluto all’assicuratore, le parole della giovane vedova risuonano di speranza in mezzo al dolore e alla tristezza per un destino tanto crudele. Matteo aveva tutta la vita davanti, Matteo fra qualche mese sarebbe diventato padre.
«Arianna ha perso il marito, Claudio e Gabriella un figlio, Alessio un fratello, qualcuno ha perso un padre senza nemmeno saperlo», dice l'arcivescovo Emidio Cipollone, «questo manda in tilt il nostro cervello e il nostro cuore. Matteo significa “dono di Dio”, lo è stato nei suoi 32 anni per tutti coloro che lo hanno conosciuto. Nella fede sappiamo che continuerà ad esserlo anche dal cielo».
Il carro funebre arriva in piazza Plebiscito seguito dal corteo di familiari e amici a piedi. Alcuni portano in mano i tanti cuscini di fiori, per lo più rose rosse e bianche, che adornano anche il porticato della basilica. Sul feretro è poggiata la bandiera del Milan, squadra del cuore di Matteo, che amava giocare a calcio e praticare anche altri sport, come il padel, che lo ha visto impegnato negli ultimi minuti della sua giovane vita. Venerdì sera era con il fratello Alessio e due amici al centro Rozu padel, nella zona industriale. Ma, dopo pochi minuti di gioco, si è accasciato sul campo e per lui non c’è stato più nulla da fare. Amici e familiari fanno da scudo al dolore della moglie Arianna, dei genitori, del fratello. Tra i concelebranti c'è anche don Domenico Di Salvatore, parroco di Santa Maria Maggiore, quartiere in cui Matteo è cresciuto. «Gesù è morto praticamente alla stessa età di Matteo, abbastanza improvvisamente come lui e di venerdì», continua il vescovo, «la morte vince per un momento, ma non per sempre. Matteo porta con sé le relazioni che ha costruito, i legami e gli affetti che lo legheranno per sempre a chi ha amato e al figlio che deve nascere». Alla fine della funzione funebre, in tanti prendono la parola per un ricordo del giovane assicuratore. «Un ragazzo speciale, diventato un assicuratore capace e onesto», lo saluta il datore di lavoro della Cattolica Assicurazioni. «Eri il veterano del gruppo, determinato e pieno di vita. Ti porteremo ovunque con noi», è il messaggio degli amici. «Avrei voluto viverti di più e crescere un figlio insieme a te», sono le toccanti parole della moglie, «sei il mio uragano, la mia roccia, sei vita, felicità. E tutto questo per me non finisce per colpa di quella sera». All'uscita del feretro palloncini bianchi volano in cielo, mentre suonano le note della canzone di Jovanotti: “Ti porto via con me, in questa notte fantastica, ribalteremo il mondo”.
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