Morto a 35 anni, oggi c’è l’autopsia Tre medici per scoprire la verità

17 Agosto 2023

Il pm dispone anche accertamenti tossicologici e cardiologici per fare luce sul caso di Di Gregorio L’associazione sindacale carabinieri: «La pistola elettrica non c’entra nulla con il decesso»  

CHIETI. La verità arriverà dall’autopsia in programma oggi. Nel frattempo, spuntano nuovi elementi nella tragedia di Simone Di Gregorio, 35 anni, il paziente psichiatrico di Pescara morto domenica pomeriggio dopo una sfuriata in strada e l’intervento dei carabinieri, che hanno usato anche il taser, e degli operatori del 118, che hanno sedato l’uomo. Ma l’ipotesi principale è che la pistola elettrica, per motivi da accertare, non abbia funzionato fino in fondo e che, di conseguenza, Di Gregorio non sia stato raggiunto da alcuna scossa.
Lo dimostrerebbe anche il fatto che il trentacinquenne non solo non è rimasto “paralizzato” dopo l’impiego del taser – il che è ritenuto praticamente impossibile in caso di normale funzionamento del dispositivo – ma è addirittura riuscito a strapparsi di dosso i dardi con gli elettrodi, continuando a sferrare calci e pugni ai militari come se nulla fosse accaduto.
L’esame autoptico, che sarà eseguito stamattina al policlinico Santissima Annunziata, è un passaggio chiave dell’inchiesta aperta dal sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Marika Ponziani con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, un atto dovuto per consentire tutti gli accertamenti. Il pubblico ministero ha nominato come consulenti il medico legale Marco Piattelli, il tossicologo Fabio Savini e il cardiologo Marcello Caputo: l’incarico è stato affidato ieri mattina negli uffici della procura di via Spaventa.
Di Gregorio, che era seguito dal Centro di salute mentale di Pescara, e che era stato ricoverato nel reparto di psichiatria di Chieti da cui era però uscito volontariamente, abitava a Pescara ma si recava spesso a San Giovanni Teatino, dove abitano i genitori (la mamma Daniela è casalinga, mentre il padre Maurizio è titolare di una ditta di installazione e manutenzione di impianti elettrici industriali e civili e caldaie). Qui, in corso Vittorio Emanuele II, ha dato in escandescenze: si è tolto i vestiti e ha danneggiato l’auto della sua famiglia. I passanti hanno lanciato l’allarme e telefonato al 112: almeno uno di loro ha immortalato la scena con lo smartphone, filmando quell’uomo fuori di sé che prendeva a testate, gomitate e calci i finestrini e la carrozzeria. Alcuni testimoni hanno raccontato anche che quell’uomo vomitava sangue. All’arrivo dei carabinieri, Di Gregorio è fuggito sui binari, all’altezza di via Lago di Garda.
I carabinieri hanno provato a farlo tornare alla ragione, ma lui ha avuto un atteggiamento violento anche nei confronti dei militari, che hanno tentato di bloccarlo con il taser. L’impiego della pistola elettrica, si diceva, non è stato sufficiente, tant’è che i carabinieri hanno faticato non poco a immobilizzare l’uomo. Il trentacinquenne era particolarmente alterato e non si esclude che avesse assunto sostanze. Nel frattempo, sul posto sono arrivati anche gli operatori del 118, che hanno somministrato all’uomo un sedativo, all’incirca a distanza di 10-15 minuti dall’utilizzo del taser. Poi, la tragedia: vano è stato ogni tentativo di rianimazione.
Sulla polemica del taser, ieri è intervenuto di nuovo Antonio Nicolosi, segretario generale Unarma, associazione sindacale carabinieri: «Il decesso non può essere stato causato dalla pistola elettrica. A quanto pare, il taser non è entrato in funzione perché uno dei dardi non ha preso il giovane. Auspichiamo che non si strumentalizzi, ancora una volta, l’accaduto per attaccare l’operato delle forze dell’ordine, nonché l’uso del taser».
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