Morto dopo la lite con il vicino: è omicidio

Ortona. Anziano resta ferito nel diverbio per motivi condominiali, poi muore in ospedale: l’aggressore ora è indagato
CHIETI. Omicidio preterintenzionale aggravato. È il reato che la procura di Chieti contesta a E.C., ortonese di 41 anni, per la morte del suo vicino di casa, T.D’A., 79 anni. Adesso l’indagato rischia di finire sotto processo per una lite condominiale scoppiata l’8 luglio del 2018, a Ortona, e sfociata in tragedia – 79 giorni dopo – con il decesso dell’anziano ricoverato all’ospedale Santissima Annunziata di Chieti. Tra i due eventi, secondo l’accusa, è evidente il nesso di causa ed effetto.
Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Marika Ponziani ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Per il pm, la morte del pensionato è la «conseguenza di una violenta aggressione, posta in essere da E.C., al fine di procurargli lesioni personali». In altre parole: si è trattato di un pestaggio sfuggito di mano. E l’accusa esclude concause: non esiste concorso nella responsabilità del delitto. L’anziano, dunque, sarebbe deceduto per effetto delle botte e il suo quadro clinico è peggiorato per motivi non dipesi da colpe mediche.
Quel giorno di luglio, in base alle indagini dei carabinieri, E.C. ha schiaffeggiato il 79enne al culmine di un diverbio scoppiato per questioni di vicinato, probabilmente esacerbate da un rapporto conflittuale che andava avanti da tempo. Non contento, sempre secondo la ricostruzione del pubblico ministero, il 41enne ha preso a calci il pensionato facendolo infine cadere a terra con una spinta. L’aggressione ha provocato all’anziano un grave trauma cranico e meningo-encefalico. Patologia dalla quale sono dipese una serie di complicanze che lo hanno portato al decesso, avvenuto all’1.15 del 25 settembre 2018 in un letto del policlinico di Chieti, per insufficienza respiratoria correlata a infezione polmonare. Questo è ciò che è emerso dalla consulenza medico legale ordinata dal pubblico ministero. Ecco perché, dopo un’iniziale iscrizione nel registro degli indagati per lesioni, la posizione di E.C. è diventata ancora più delicata. La procura ha deciso di contestargli anche l’aggravante «dell’aver commesso il fatto in danno di una persona in situazione di minorata difesa» considerando l’età della vittima.
L’indagato, difeso dall’avvocato Rocco Giancristofaro, ha venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti e chiedere di essere interrogato. L’omicidio preterintenzionale, codice penale alla mano, prevede la reclusione da 10 a 18 anni.

