Morto in fabbrica, oggi l’autopsia La famiglia: «Vogliamo giustizia»

Per il decesso di Roberto Caporale, 47 anni, è indagato il titolare della ditta Proma Spa di Atessa L’avvocato Di Toro: «Il fatto che sia morto da precario e per mille euro al mese rende tutto iniquo»
ATESSA. «La madre e la sorella chiedono giustizia, vogliono capire come è possibile che Roberto sia morto mentre stava lavorando». È l'avvocato Michele Di Toro a fare da filtro in questo momento di strazio e dolore per i familiari di Roberto Caporale, l'operaio 47enne di Lanciano morto in un incidente in fabbrica lunedì scorso.
Dipendente con contratto di somministrazione alla Proma Spa di Atessa, azienda metalmeccanica, Roberto era a lavoro nella sua postazione quando è stato investito da un tubo metallico espulso dalla pressa azionata. Il cilindro, del peso di due chili, è schizzato come un proiettile dalla macchina e lo ha colpito violentemente al petto, senza lasciargli scampo. Delle indagini si sono occupati i carabinieri della stazione di Atessa e personale dello Spsal, il Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro di Chieti. La pressa, che produce pezzi per lo stabilimento Stellantis in Polonia, è stata posta sotto sequestro.
Questa mattina, dalle 8.30 all'ospedale di Chieti, si svolge l'autopsia sul lavoratore. La Procura di Lanciano, che ha aperto un fascicolo d'inchiesta per omicidio colposo e iscritto nel registro degli indagati il datore di lavoro dell'operaio, ha conferito l'incarico al medico legale Pietro Falco, che dovrà accertare cause, modalità e tempi del decesso, nonché qualsiasi circostanza rilevante per i fatti.
Le parti offese, la madre Antonella e la sorella Francesca (lo è anche la compagna Valentina, che conviveva da tempo con Caporale), patrocinate dall'avvocato Di Toro, hanno nominato come consulente l'anatomopatologo Domenico Angelucci. Nessun consulente è stato nominato per l'indagato, il direttore dello stabilimento.
«È un momento di estremo dolore per i familiari, non accettano quello che è successo», dice l'avvocato Di Toro, che recentemente ha rappresentato anche i familiari di Fernando Di Nella, l'operaio morto con altri due colleghi lo scorso 13 settembre nell'incidente alla Sabino Esplodenti di Casalbordino, «Roberto era a lavoro con un contratto di somministrazione, assunto attraverso un'agenzia interinale. Il fatto che fosse precario e che sia morto per mille euro al mese rende tutto ancora più iniquo, inaccettabile. Come legale delle parti offese, al momento non azzardo alcuna ipotesi su quanto accaduto, è tutto al vaglio della magistratura inquirente. Aspettiamo le conclusioni dei funzionari della Asl che hanno effettuato i rilievi sul macchinario, aspettiamo che venga stabilita la causa della morte e il motivo per cui il macchinario ha avuto quella reazione».
La prematura scomparsa di Roberto Caporale è stata accolta con incredulità e dolore da amici e conoscenti a Lanciano, che ricordano del 47enne lo sguardo e il sorriso buoni, il tifo per il Lanciano e il grande amore per il papà Camillo, ex dipendente comunale nella segreteria del sindaco scomparso nel 2018, e per la sua famiglia.
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