Morto nello schianto con la moto: «Crudeli certi commenti online»

La cugina Stefania racconta Marco D’Amico, il 55enne vittima di un incidente in autostrada: «Era buono, adorava la cucina e il Natale. Viveva da solo ma addobbava tutta la casa con amore»
LANCIANO. «Marco era prudente, amava la vita. Diceva: “La moto va rispettata o ti punisce”. I commenti sui social ci hanno feriti, erano ingiusti. Chi lo ha criticato non lo conosceva, noi sì». Il ritratto di Marco D’Amico, dipinto da chi lo ha conosciuto per una vita intera, è quello di un uomo serio, di poche parole ma dal cuore grande, con due amori: la pasticceria e la moto. In sella ha trascorso trent’anni, trovando tragicamente la fine nello schianto che lo ha visto coinvolto, due giorni fa, sulla A14 nel tratto tra i caselli di Ortona e Lanciano. Lui, pescarese di 55 anni con vent’anni alle spalle trascorsi nel mondo della sicurezza, guidava la sua Suzuki Hayabusa.
L’ultimo acquisto, di cui era «fierissimo», dice sua cugina Stefania, che con Marco ha avuto un rapporto fraterno: «Lui e sua sorella hanno perso i genitori quando erano molto giovani, in casa nostra è stato accolto subito come un altro figlio. Per noi era tutto», racconta la donna. Quando, ad ora di pranzo, bussa alla porta la notizia del decesso, è lei la prima a saperlo: «Mi è crollato il mondo addosso, avevo letto la notizia quella mattina ma non avrei mai pensato che potesse essere lui», racconta al Centro. Lo schianto tra il centauro e l’autocisterna avviene nel territorio di Treglio: D’Amico sbatte all’angolo sinistro posteriore del mezzo pesante, quindi rotola sull’asfalto per decine di metri lontano dalla sua moto.
Il carosello dei ricordi inizia a inanellare le immagini di una vita intera, nella testa delle persone che lo hanno amato, negli stessi istanti in cui ad inanellarsi, sulla A14, c’è una fila di oltre otto chilometri. La strada e il tempo si gelano. «Il primo pensiero è stato ai tanti giri che faceva in giro per l’Abruzzo», racconta Stefania, «perché Marco amava prendere la moto, da solo, e scegliersi una meta da raggiungere. Poi mangiava una pizzetta, un panino, e ci mandava una foto. Non correva, era prudente, amava la vita e non era un fanatico. Per questo leggere certi commenti sui social, che lo accusavano di essere troppo vecchio per la moto o di essere stato imprudente, ci hanno feriti, erano ingiusti. Chi conosceva Marco sapeva la serietà con cui gestiva tutto nella sua vita, compreso l’amore per la moto che aveva da quando era ragazzino».
Nella sua adolescenza pescarese, trascorsa tra i Colli e il quartiere San Donato, dove viveva, oltre ai motori c’è stata la cucina, soprattutto la pasticceria: «Marco preparava dei dolci buonissimi, era un talento raro. Noi gli chiedevamo di cucinarci qualcosa, lui negli ultimi anni si è dedicato di meno a questa passione ma adorava cucinare e farlo per noi. E poi adorava il Natale. Anche se viveva da solo, ogni anno addobbava tutta la casa con cura e amore».
Poi la breve parentesi di una palestra gestita a Pescara, prima di approdare nel mondo della sicurezza, dove ha lavorato per vent’anni nell’azienda del cugino Alessandro, la D’Amico Group: «Marco ha lavorato nella sicurezza da noi», ricorda il direttore del centro Arca a Spoltore, Paolo Palombo, «per circa 15 anni, si occupava del portierato e della vigilanza antincendio. Era un uomo di poche parole, molto serio sul lavoro ma capace anche di straordinaria bontà. Nel corso degli anni è nato un rapporto di stima e amicizia, andavamo a prendere il caffè insieme, chiacchieravamo. L’ultima volta», ricorda, «il giorno prima dell’incidente. Era una brava persona».
Ora il corpo di D’Amico è stato trasferito all’obitorio di Lanciano, in attesa dell’esame autoptico disposto dalla Procura e fissato per martedì. I mezzi sono stati sequestrati e il camionista è indagato per omicidio stradale.
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