Morto per l’ernia, ricorso in Cassazione

Gli avvocati dei 13 operatori sanitari indagati contro i nuovi accertamenti decisi dal gip: «Si è sostituito ai poteri del pm»
FRESAGRANDINARIA. Caso Di Nardo: gli avvocati Antonino Cerella e Silvia Ranalli, difensori di alcuni dei 13 operatori sanitari indagati per la morte di Lorenzo Di Nardo, 67 anni, di Fresagrandinaria, annunciano il ricorso per Cassazione contro l’ordinanza con cui il gip del tribunale di Vasto, Fabrizio Pasquale, ha disposto di rimettere gli atti alla Procura per il compimento di nuove indagini rigettando la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. «Riteniamo il provvedimento», dicono i due legali, «palesemente abnorme essendosi sostituito il gip ai poteri propri del pubblico ministero. La Cassazione», ricordano gli avvocati Cerella e Ranalli, «si è espressa con plurime sentenze che ribadiscono come il giudice per le indagini preliminari nell’emettere un simile provvedimento debba comunque rispettare quelli che sono i confini tra il suo operato e quello dell’organo inquirente, unico titolare della fase investigativa».
Il braccio di ferro sulla vicenda di Lorenzo Di Nardo quindi va avanti. Anche i legali degli altri indagati, gli avvocati Franco Ferrante, Nadia Di Bello, Alessio Mucci, Fiorenzo Cieri, Arnaldo Tascione e Alessandra Cappa, stanno valutando la situazione.
Il giudice Pasquale ha chiesto nuove indagini dopo aver letto attentamente i risultati della relazione medico legale fatta eseguire dagli avvocati Nicola Valentini e Pierpaolo Andreoni, legali delle parti civili, al consulente di parte Sandro Leonardi. Quest’ultimo nella sua perizia avrebbe rilevato la sostanziale responsabilità di alcuni indagati sotto il profilo della violazione delle regole cautelari di condotta, diligenza e prudenza nell’esercizio della professione medica. Gli avvocati degli accusati, però, non ci stanno e la battaglia continua. Ora la parola passa ai giudici della Cassazione.
Sono trascorsi tre anni dalla morte di Lorenzo Di Nardo. Le perizie, a causa della complessità del caso, sono durate due anni. Il pensionato morì due giorni dopo una seconda operazione chirurgica per sanare i problemi sorti dopo un intervento di ernia. I familiari non si danno pace. Da un primo esame non è emerso nulla di macroscopicamente rilevante e, soprattutto, riconducibile a una conseguenza letale. L’intervento a cui venne sottoposto Di Nardo doveva essere un intervento di routine. Una banale ernia. L’operazione eseguita in anestesia, a detta dei chirurghi, era perfettamente riuscita. Tre ore dopo il 67enne, ricoverato in day surgery, era a casa. I problemi arrivarono qualche ora dopo: salì la febbre, e a causa di forti dolori fu necessario un nuovo ricovero e una seconda operazione dopo un trasferimento a Lanciano per eseguire una Tac. (p.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

