Movida molesta e abusi edilizi: sequestrato il gazebo fuorilegge

Sigilli al dehor in legno di Beccafico, il locale già chiuso lo scorso ottobre per musica alta e schiamazzi «Il permesso a costruire non potrà mai essere rilasciato: la struttura si trova sul suolo demaniale»
CHIETI. «L’opera è irreversibilmente abusiva e deve essere sequestrata». Ecco perché, ieri mattina, i carabinieri della sezione operativa della compagnia di Chieti hanno messo i sigilli al gazebo antistante Beccafico, uno dei locali più frequentati della movida, chiuso dal tribunale lo scorso 27 ottobre nell’ambito di un’inchiesta scattata per la musica alta e gli schiamazzi fino alle tre del mattino che rendevano impossibile il riposo dei residenti. Anche il nuovo provvedimento è stato firmato dal giudice Andrea Di Berardino su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Falasca.
La società che gestisce il locale, nel settembre del 2020, ha presentato allo Sportello unico per le attività produttive (Suap) del Comune di Chieti la richiesta di permesso a costruire corredata dal progetto: nella domanda si parlava di un dehor in legno in viale Benedetto Croce. Ma l’iter non è stato definito dall’ente, che ha di recente comunicato ai carabinieri di aver «avviato un procedimento di accertamento per presunte violazioni di carattere urbanistico-edilizio tuttora in corso».
La struttura, come sottolinea il giudice, risulta interamente realizzata, con all’interno sedie, divanetti e tavolini. «Ma essa è costituita, oltre che da una pedana in doppio strato bullonata a terra, anche da pannellature laterali e da una copertura superiore che la chiudono interamente, caratteristiche di gran lunga diverse da quelle di un “pergolato” menzionato nel progetto». E ancora: «Non parrebbe ricorrere neanche la figura del “dehor”, ossia uno spazio esterno a un pubblico esercizio attrezzato con arredi volto a garantire la sicurezza e l’incolumità delle persone, poiché dalle fotografie si nota chiaramente che la struttura è collocata non in adiacenza al locale bensì di fronte», e in mezzo c’è pure il marciapiede con i tavolini. In linea teorica, essendo trascorsi più di sessanta giorni dalla presentazione della domanda, il permesso a costruire potrebbe essere considerato comunque sussistente per la regola del “silenzio-assenso”. Ma, nel caso specifico, l’autorizzazione – secondo il giudice – sarebbe comunque illegittima e di fatto non rilasciabile, perché parliamo di suolo demaniale.
Il gestore del locale è assistito dall’avvocato Vittorio Supino, che si prepara a presentare ricorso in Cassazione per chiedere il dissequestro del locale dopo il no del tribunale del Riesame.
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