Movida, presi tre bulli armati di coltelli «Loro decidevano chi entrava nei locali»

14 Giugno 2023

Gli indagati hanno tra 18 e 19 anni: sono accusati di aver aggredito cinque coetanei rubando loro anche le automobili Ora i violenti non potranno più uscire di casa la sera. Su Instagram le foto di tirapugni e pistole, il giudice: è inquietante

CHIETI. Armati di coltelli e tirapugni, decidevano loro chi poteva entrare nei locali e chi andava invece respinto a suon di botte. I tre bulli incastrati dai carabinieri consideravano la zona della movida di Chieti Scalo «come territorio in cui esercitare la propria dominanza, stabilendo quali giovani possono accedervi e quali no, e impedendo le loro determinazioni con minacce e violenza fisica, anche armata». Lo scrive il giudice Luca De Ninis nell’ordinanza con cui dispone – su richiesta del pm Marika Ponziani – l’obbligo di dimora nei comuni di residenza, con divieto di uscire di casa dalle otto di sera alle sette di mattina, nei confronti degli indagati accusati delle aggressioni notturne avvenute il 7 e il 20 maggio. I militari della stazione di Chieti Scalo hanno notificato la misura cautelare a Matteo Camillo Mammarella, 18 anni, nativo di Chieti e residente a Manoppello, e ai 19enni Gabriele Candeloro, che vive nel capoluogo teatino, e Morgan Gabriel Di Rocco, di Francavilla al Mare.
LE ACCUSE
Il terzetto deve rispondere di lesioni personali, porto abusivo di armi, minaccia, furto e danneggiamento, con l’aggravante dei futili motivi; il solo Mammarella ha violato anche il Daspo Willy, ovvero il divieto di accedere ai luoghi del divertimento, dopo alcune aggressioni che lo hanno visto protagonista in precedenza. «Tutti i reati», osserva il giudice De Ninis, «risultano connotati da una medesima logica e una comune modalità ideativa ed esecutiva, incentrate su provocazioni di tipo militare, tipiche del bullismo giovanile, che hanno esercitato in orario notturno nei confronti di coetanei loro vittime». A inchiodare i bulli ci sono testimonianze e immagini delle telecamere.
IL PRIMO PESTAGGIO
Nel corso della prima aggressione – secondo l’accusa – Mammarella, Candeloro e almeno quattro persone da identificare hanno picchiato e derubato di un paio di occhiali due cugini pescaresi di 19 e 21 anni che avevano trascorso la serata in un locale di via Benedetto Croce. Calci e pugni sono volati dopo la più banale delle frasi: «Che c… vi guardate?». La loro Golf è stata poi pesantemente danneggiata a sassate. I medici hanno diagnosticato alle vittime ferite giudicate guaribili rispettivamente in 15 e 7 giorni.
LA SECONDA AGGRESSIONE
Il secondo pestaggio, del quale devono rispondere tutti gli indagati, si è consumato invece in via Vasto: nel mirino sono finiti due 20enni e un 22enne, «perché riconosciuti come pescaresi (Di Rocco era un soggetto noto a una delle vittime) e, in quanto tali, “indesiderati”», scrive il giudice. I bulli prima hanno invitato (si fa per dire) gli altri giovani ad «andarsene o a combattere», quindi li hanno minacciati con un coltello e un tirapugni: in due sono riusciti a dileguarsi, ma il terzo è stato acciuffato e colpito senza pietà con calci e pugni, fino a perdere i sensi. Ma gli aggressori non si sono fermati qui, perché hanno danneggiato la Lancia Y di una delle vittime per poi rubarla (l’auto è stata successivamente recuperata). Il ferito è stato dimesso dall’ospedale con 15 giorni di prognosi, punti di sutura al labbro e necessità di rivalutazione clinica.
LE IMMAGINI CHOC
Secondo il giudice è «concreto, intenso e attuale il pericolo che gli indagati commettano gravi delitti con uso di armi o altri mezzi di violenza personale». Quanto a Candeloro, è sottolineato sempre nell’ordinanza, «sono inquietanti le immagini di tirapugni, pistole e coltelli mostrati, in contesti espressivi di soddisfazione e sfida, sul profilo Instagram». Se non rispetteranno il provvedimento notificato ieri, i bulli finiranno agli arresti. È lo stesso giudice, infatti, a scrivere: «È opportuno avvisare gli indagati che eventuali violazioni saranno valutate ai fini dell’aggravamento delle misure». I tre giovani, difesi dagli avvocati Marco Femminella, Monia Scalera e Barbara Santoleri, saranno interrogati oggi.