Movida, una lunga scia di sangue In 3 anni 21 aggressioni: è allarme

22 Ottobre 2024

Viale Benedetto Croce diventa un ring sotto le stelle per rese dei conti a colpi di bottiglie e tirapugni Nelle immagini delle telecamere i volti degli autori dell’ultimo pestaggio a un ventenne tunisino

CHIETI. Ventuno aggressioni in poco più di tre anni. Che la movida, a Chieti Scalo, abbia assunto un’allarmante deriva violenta lo testimoniano i numeri. E le cifre potrebbero essere addirittura più preoccupanti, considerando che questa statistica è stata fatta sulla base degli episodi di cui il Centro è venuto a conoscenza e sui quali hanno avviato indagini la polizia di Stato e l’Arma dei carabinieri. Significa che non si può escludere che ulteriori fatti siano rimasti sommersi perché non denunciati.
Una cosa è certa: sempre più spesso, soprattutto nel weekend, le strade nelle vicinanze dei locali del divertimento serale e notturno si trasformano in un ring sotto le stelle. Nessuno pretende che certi ambienti, specie in città universitarie, siano assimilabili a monasteri benedettini. I calici, nei luoghi in cui i ragazzi decidono di trascorrere qualche ora all’insegna di allegria e spensieratezza, sono altissimi per tradizione, e ci mancherebbe altro. Ma già da parecchio, dalle parti di viale Benedetto Croce, il limite della tollerabile sopportazione è stato ampiamente superato. Perché il pestaggio avvenuto nella notte tra sabato e domenica scorsi, con un ragazzo picchiato da venti coetanei che hanno risposto alle provocazioni verbali organizzando una spedizione a suon di calci e pugni, è solo l’ultimo di una lunga serie di campanelli d’allarme. E allora viene da pensare che in questi tre anni, caratterizzati da frequenti rese dei conti a colpi di bottiglie e tirapugni, solo per puro caso non siano avvenuti episodi con conseguenze fisiche gravissime per le vittime, come accaduto in un passato non tanto remoto. Il riferimento è al tentato omicidio del 26 febbraio 2017, con un giovane pugnalato due volte vicino al cuore, e alla coltellata sferrata il primo dicembre 2018, alla Galleria Scalo, da un pluripregiudicato che ha bucato la pleura a un venticinquenne.
Tre notti fa poteva andare molto peggio al ventenne tunisino sul quale gli aggressori si sono accaniti anche quando lui, visibilmente ubriaco, era crollato sul marciapiede con la testa e le mani sporche di sangue. La circostanza che il tutto si sia consumato di fronte a una caserma dei carabinieri e sotto a palazzi abitati da decine di famiglie rende l’idea del livello di spregiudicatezza e dell’inquietante senso di impunità di chi ha agito, facendo poi perdere le proprie tracce. Ora i poliziotti della squadra mobile stanno analizzando le immagini delle telecamere per individuare i picchiatori.
Dal pizzaiolo di Sambuceto pestato dal branco all’esterno di un bar di via Colonnetta, nell’estate del 2020, fino al caso del tunisino, gli animi si sono quasi sempre accesi per motivazioni classificate come «futili». Dal classico «che ti guardi?» fino alle discussioni per vecchie ruggini, a fare la propria parte è stato sicuramente anche l’alcol. E a farne le spese sono stati spesso giovanissimi. Come i due amici di 16 anni pestati a sangue da alcuni ragazzi, la sera del 23 aprile 2022, con una violenza tale da finire in ospedale. Ha dovuto affrontare più di 60 giorni di malattia, invece, lo studente calabrese colpito con undici pugni al volto da un esperto di arti marziali.
Per i violenti identificati, oltre alla denuncia alla procura della Repubblica, è scattato anche il Daspo Willy, vale a dire il «divieto di accesso negli esercizi pubblici e nei locali di pubblico intrattenimento». Ma, evidentemente, non è stato sufficiente per interrompere la scia di sangue.
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