Muore improvvisamente: donati reni, cornee e fegato

18 Luglio 2015

Un ictus stronca un cinquantenne del Vastese. Gli organi all’Aquila e a Roma Il primario Amato: grazie agli operatori sanitari e ai familiari dell’uomo

VASTO. Una vita interrotta bruscamente a 50 anni, per un grave problema cerebrale, si è conclusa con un grande atto di generosità: la donazione di fegato, reni e cornee. È quanto è accaduto a un uomo residente in un centro del Vastese che, nei giorni scorsi, era stato colpito da ictus cerebrale. Immediatamente soccorso e trasportato allìiunità Stroke unit dell’ospedale Renzetti di Lanciano per le terapie del caso, si era aggravato già durante lo stesso ricovero in seguito a un nuovo episodio emorragico, al punto da rendersi necessario il trasferimento nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Vasto.

Nei successivi tre giorni i medici avevano constatato un progressivo peggioramento delle condizioni del paziente, fino alla constatazione della morte cerebrale. È stato in quel momento che i familiari hanno deciso di donare gli organi per far sì che la tragica e prematura fine del loro congiunto diventasse motivo di speranza per altri malati.

Così è stata avviata la procedura per l’espianto con il periodo di osservazione che si è concluso nella serata di ieri.

A seguire tutte le fasi dell’intervento è stato il coordinatore locale trapianti, il dottor Walter Di Laudo, con il supporto del coordinatore infermieristico Cosimo Pizzuto.

È stata subito attrezzata la sala operatoria, dove l’espianto si è protratto dalle 19 fino all’1,30 di notte di ieri. Gli organi sono stati destinati all’ospedale dell’Aquila, che ha ricevuto reni e cornee, mentre il fegato è stato trasportato presso un ospedale di Roma.

«Situazioni di questo genere», sottolinea il direttore dell’unità operativa di Anestesia e rianimazione dell’ospedale San Pio di Vasto, Francesco Amato, «coinvolgono diverse professionalità e unità operative e, se un espianto va a buon fine, lo si deve alla collaborazione e alla mobilitazione di tutti gli operatori. È giusto, perciò, esprimere un doveroso apprezzamento nei confronti di quanti, a vario titolo, si sono resi disponibili a prestare la loro preziosa collaborazione. Altrettanto doveroso è sottolineare la nobiltà d’animo dei familiari dell’uomo che, in una circostanza così drammatica, hanno avuto la lucidità e la generosità di pensare ad altri malati, ai quali gli organi del loro congiunto potranno restituire una speranza di vita».

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