Museo per i capodogli, è già scontro sul progetto

Gli ambientalisti: «Le ossa dei cetacei non possono essere lasciate a cielo aperto» Appello per coinvolgere il Centro studi di Pescara: «Ma 70mila euro sono pochi»
VASTO. «Bene il contributo di 70mila euro assegnato dalla Regione, ma un museo a cielo aperto con gli scheletri dei capodogli spiaggiati sette anni fa è improponibile». Stefano Taglioli, ambientalista storico e coordinatore del Gruppo Fratino di Vasto, manifesta perplessità sulla proposta approvata all’unanimità dal consiglio comunale nei mesi scorsi, finalizzata ad avviare l’iter per il recupero degli scheletri dei capodogli spiaggiati a Punta Penna il 12 settembre 2014 e a realizzare un museo a cielo aperto all’interno della riserva naturale di Punta Aderci. In realtà quello approvato dall’assise civica è solo un atto di indirizzo, ma il recente contributo di 70mila euro inserito dalla Regione nel bilancio, grazie ad un emendamento del consigliere pentastellato Pietro Smargiassi, ha dato la stura ad una serie di commenti sulla fattibilità del progetto presentato dal Pd, il cui primo firmatario è il capogruppo, Marco Marra, che è anche presidente della Commissione Assetto ed Utilizzo del territorio.
«Il finanziamento è da accogliere sicuramente con favore», attacca Taglioli, «ma credo che con 70mila euro si riuscirà a malapena a dissotterrare gli scheletri e a ricomporli. Resta il problema di dove allocare i resti dei capodogli spiaggiati sette anni fa. Di sicuro un museo “open air” mi pare assolutamente improponibile per il degrado grave ed irreversibile che potrebbero subire le strutture ossee esposte all’aria e per il rischio di danneggiamento connesso agli atti di vandalismo».
Per l’ambientalista è assolutamente necessario che venga coinvolto il Centro Studi Cetacei di Pescara, il cui direttore Vincenzo Olivieri ravvisò due anni, in occasione della cerimonia sullo spiaggiamento dei capodogli, l’esigenza di recuperare gli scheletri dei tre esemplari arenati, che a suo tempo vennero sotterrati in un posto segreto. Insomma, i tempi sono maturi per dare una giusta collocazione a quel che resta dei mammiferi. L’idea di realizzare un museo a cielo aperto era stata lanciata i primi di settembre, subito dopo il devastante incendio che ha interessato il 10% della superficie della riserva naturale di Punta Aderci. Il rogo ha anche evidenziato fenomeni di dissesto idrogeologico, per i quali la Regione ha assegnato al Comune un finanziamento di 270mila euro. Sono previste opere di contenimento con tecniche di ingegneria naturalistica e interventi di regimentazione delle acque. «Ritengo che sia assolutamente necessario l’intervento per la regimentazione delle acque, soprattutto lungo il vialone, dove la strada è crollata», dice Taglioli, «sul resto della falesia occorre soltanto accelerare il processo di ricolonizzazione botanica».

