Napoleone, un milione per salvare la villa all’asta

19 Agosto 2019

L’ex direttore generale condannato in Cassazione propone un accordo all’ateneo «Sì al risarcimento per evitare la vendita giudiziaria della casa di San Martino»

CHIETI. L’ex direttore generale dell’università d’Annunzio Marco Napoleone prova a mettere la parola fine sui soldi da ridare all’università d’Annunzio. Condannato nel 2016 dalla Corte di Cassazione a ridare 1.265.507 euro all’ateneo (somma a cui vanno aggiunte altre poste che farebbero lievitare l’importo complessivo a un totale di 1.484.400 euro), Napoleone ha chiesto all’università di arrivare a una transazione per chiudere «l’annosa e triste vicenda», come lui stesso la definisce. Nel frattempo, davanti al tribunale di Chieti pende una procedura esecutiva immobiliare che riguarda la villa di contrada San Martino. L’immobile pignorato ha un valore di 2.291.500 euro: nel corso della procedura esecutiva sono stati effettuati tre tentativi di vendita, tutti andati deserti. La prossima asta avrà una base di circa 966.725 euro. Napoleone è pronto a pagare subito parte della somma da restituire purché l’ateneo rinunci a mettere all’asta la villa di San Martino.
La proposta dell’ex dg è arrivata sul tavolo del rettore Sergio Caputi e del direttore generale Giovanni Cucullo lo scorso 23 luglio. Due settimane dopo, l’8 agosto scorso Caputi e Cucullo inviano una lettera all’Avvocatura distrettuale dello Stato per chiedere un parere sulla proposta transattiva. Prima di prendere una qualsiasi decisione, dunque, si attende il parere dell’Avvocatura.
«Con l’intento di porre la parola fine sull’anno e triste vicenda che mi vede coinvolto nei confronti dell’ateneo e che mai avrei immaginato potesse giungere fin qui», scrive l’ex direttore nella lettera del 27 luglio, «ho sottoposto alla valutazione del rettore la conclusiva ipotesi di definizione della posizione, sostitutiva di ogni ipotesi precedente». La proposta prevede una «somma netta di 543.417 euro da restituire» entro 60 giorni dalla firma dell’accordo, «dalla quale andrà scomputata quella già incassata nell’ambito del pignoramento presso terzi, ad oggi circa 80.300 euro». Il pignoramento presso terzi riguarda il quinto della pensione pignorata dall’università. Napoleone offre anche una «delega formale, a favore dell’università, per la riscossione della complessiva somma di 595.383, pari all’imposta Irpef da parte dell’Agenzia delle entrate» e si impegna in relazione ad altri contenziosi minori. L’università dovrebbe così poter rientrare della somma di 1.138.801 euro. Tutto questo, però, «a condizione che l’ateneo rinunci alla procedura esecutiva immobiliare e all’esecuzione del pignoramento del quinto della pensione nonché all’iscrizione ipotecaria» sulla villa. Ciò consentirà all’ex dg di chiedere un mutuo in banca e restituire subito, in due mesi, mezzo milione di euro.
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