Nave dei migranti, fermo e multa «Ma è illegale lasciarli annegare»

17 Novembre 2023

Violazione del decreto Piantedosi: per la Ocean Viking altri 18 giorni nel porto e sanzione di 3.300 euro Albera (coordinatrice di ricerca e soccorso): non potevamo astenerci dall’obbligo di fornire assistenza

ORTONA. La Ocean Viking è ferma nel porto di Ortona, e lì rimarrà per altri 18 giorni. A seguito dello sbarco nella notte tra martedì e mercoledì dei 128 migranti, la nave dell’organizzazione non governativa (Ong) francese Sos Mediterranée, è stata sottoposta a fermo amministrativo e costretta a pagare la multa di 3.300 euro. Come fanno sapere dalla Ong, la Ocean Viking è stata trattenuta in base al decreto legge del 2 gennaio 2023 numero 1, il cosiddetto “decreto Piantedosi”, nonostante l’equipaggio abbia adempiuto al suo indiscutibile obbligo legale di salvare persone in pericolo in mare, mentre le comunicazioni con le autorità marittime libiche erano praticamente impossibili.
«Dopo un primo soccorso di 33 persone in zona per le attività di ricerca e soccorso in mare libica, nella notte tra venerdì 10 e sabato 11 novembre», riferisce la Ong, «il Centro italiano di coordinamento del soccorso marittimo (Mrcc) ha dato istruzioni alla Ocean Viking di procedere verso Ortona per far sbarcare i sopravvissuti. Poco prima delle 3 del mattino della stessa notte, mentre era in navigazione verso Ortona, la nave ha ricevuto una segnalazione di un’imbarcazione in difficoltà con 34 naufraghi a bordo nelle vicinanze, a sole 16 miglia nautiche dalla nave. Il centro di coordinamento ha detto alla Ocean Viking di rivolgersi al Centro di coordinamento congiunto dei soccorsi (Jrcc) libico per ricevere istruzioni. Nelle due ore successive, la Ocean Viking ha cercato di comunicare con le autorità competenti, mentre 34 persone erano in pericolo imminente e rischiavano di perdere la vita in mare: oggi sappiamo che almeno una di loro sarebbe quasi certamente morta se i soccorsi non fossero arrivati».
Una delle più grandi difficoltà che si riscontrano in questi casi è la criticità nella comunicazione. «Quella notte», sottolineanto dalla Sos Mediterranée, «le e-mail della Ocean Viking non hanno avuto risposta e nemmeno le chiamate o non c’era nessuno che parlasse inglese. Alla fine, ha risposto un ufficiale, che però parlava solo un inglese stentato e si è limitato a chiedere l’esatta posizione della richiesta di soccorso».
La coordinatrice di ricerca e soccorso a bordo della nave, Luisa Albera, ribadisce che non vi è stata alcuna rassicurazione rispetto al fatto che il salvataggio delle persone in pericolo era in corso: «Nessun’altra autorità marittima ha fornito informazioni o assistenza», ha rimarcato, «nonostante gli sforzi della Ocean Viking per cercare coordinamento. Di conseguenza, la Ocean Viking non ha potuto ritenersi sollevata dall’obbligo di prestare assistenza. Nel frattempo, alla Ocean Viking veniva costantemente ricordata la minaccia di detenzione da parte dell’Mrcc italiano se non fosse stata data una chiara istruzione di soccorso. L’unica istruzione chiara che abbiamo ricevuto è stata quella di procedere senza indugio verso Ortona mentre le persone erano in pericolo in mare, vicino alla nostra nave di soccorso, nel cuore della notte».
Dunque, l’organizzazione umanitaria è certa che il diritto internazionale non lascia spazio a dubbi: lasciare quei 34 naufraghi al loro destino in mezzo al mare sarebbe stato illegale, oltre che moralmente sbagliato.
«Lasciare i naufraghi in mare ad un destino incerto è illegale», afferma Valeria Taurino, direttrice generale di Sos Mediterranée Italia, «rischiare detenzioni e multe per non aver ricevuto le giuste istruzioni per salvare le persone in difficoltà dagli Stati responsabili del coordinamento dei soccorsi pone un dilemma che nessun soccorritore dovrebbe affrontare. È impensabile che un’organizzazione umanitaria venga penalizzata per aver svolto un’operazione di soccorso e punita per l’incapacità delle autorità responsabili di coordinare efficacemente le attività di soccorso nel Mediterraneo centrale».
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