’Ndrangheta, 1 milione riciclato nel Vastese

Nell’inchiesta dei carabinieri emerge un fiume di denaro investito dalla criminalità organizzata in negozi, bar e case
VASTO. Operazione “Isola felice”: un milione di euro. Tanto avrebbero impiegato secondo la Dda i componenti il clan Ferrazzano per mettere le radici nel Vastese. Il fiume di denaro in sei anni è stato investito in attività commerciali, bar, sale giochi, ma anche in edilizia, attraverso società mobiliari. Il riciclaggio del denaro sporco è uno dei reati contestati agli indagati insieme all’associazione di tipo mafioso d’ispirazione ’ndranghetista, detenzione, porto e traffico di veri e propri arsenali con armi comuni da sparo, da guerra nonchè armi clandestine, estorsioni, incendi, danneggiamenti ed esplosioni di colpi di arma da fuoco in danno di imprenditori e di altri criminali, contraffazione e uso di documenti contraffatti, importazione, raffinazione e spaccio di ingenti quantitativi di cocaina (circa 300 chili), nonchè gestione di numerose piazze di spaccio per il mercato al dettaglio. Il tutto aggravato dalla transnazionalità. L'associazione della quale avrebbero fatto parte le tre persone finite in manette a Vasto: Alessandro Contino, Mirko De Notaris e Giuseppe Di Donato, operava in Messico, Ecuador, Perù, Argentina, Repubblica Dominicana, Colombia, Olanda, Spagna, Inghilterra, Svizzera e Belgio. Ad agevolare i traffici era il clan Ferrazzo. Tra gli arrestati anche l’ex moglie del boss Eugenio Ferrazzo, Maria Grazia Catizzone difesa dagli avvocati Giovanni Cerella e Massimo Mazzaferro di Locri.
La first lady. Pesanti le accuse a suo carico. La donna viene descritta nell’ordinanza di custodia cautelare come l’alter ego del marito, incaricata da quest’ultimo di veicolare, nel periodo di detenzione dell’uomo, i suoi ordini sulla gestione del sodalizio. La donna nel 2012 era già stata coinvolta in un precedente procedimento penale per spaccio di stupefacenti, detenzione illegale di armi e ricettazione ma era stata assolta. Residente a Montesilvano e San Salvo, è stata rintracciata in Sicilia. Il suo arresto come gli altri provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta del pm distrettuale Maria Antonietta Picardi.
L’origine delle indagini. Tutto parte dall’intuizione dei carabinieri su possibili infiltrazioni mafiose sulla costa pescarese. Il primo importante arresto fu quello di Giampaolo Brandi con il sequestro di 750 grammi di cocaina purissima.
La struttura logistica. I successivi sviluppi investigativi hanno individuato un agguerrito gruppo criminale con base operativa in Abruzzo (Pescara, Montesilvano, Vasto, San Salvo) e Molise con articolazioni su larga parte del territorio nazionale. Imponente la struttura logistica fra Vasto, San Salvo e Termoli: appartamenti, garage e capannoni, utilizzati come vere e proprie basi per raffinare la droga importata in forma liquida, nascondere le armi automatiche acquistate prevalentemente da due distinti canali: quello pugliese per le armi da guerra tipo fucili mitragliatori Kalashnikov e bombe a mano e quello Svizzero per le armi comuni da sparo nuove di fabbrica, gli Uzi.
L’inchiesta internazionale. Nelle indagini si è rivelato determinante il contributo fornito dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia che ha consentito di individuare i referenti esteri nei Paesi di produzione della cocaina, confezionata in forma liquida e poi nascosta in flaconi di shampoo o cosmetici, cucita all’interno di indumenti e tappeti, all’interno dei quadri, stampe e nella gomma dei canotti.
Le date. Le giornate importanti: 10 marzo 2011 a Vasto l’arresto di Comas Brea Stalin trovato con 436 grammi di cocaina e 113 di marijuana; 23 maggio 2011: San Salvo, arresto di Eugenio Ferrazzo e Maria Grazia Catizzone con individuazione di uno dei magazzini adibiti a raffineria; 21 luglio 2011: Termoli, ritrovamento del garage contenente l'arsenale del clan. Il pentimento di Giovanni Vaccaro ha aperto l’ultima fase delle investigazioni.

