Negozi, pronta la serrata anti-centri commerciali

13 Febbraio 2016

La Tiberio (Confcommercio) lancia il guanto di sfida alla grande distribuzione e chiama a raccolta i colleghi: spegniamo le luci e abbassiamo le saracinesche

CHIETI. «Pronti alla serrata. Spegneremo le luci e abbasseremo le saracinesche. E così facendo dimostreremo che la città diventa un ghetto». La presidente di Confcommercio Chieti, Marisa Tiberio (foto), lancia la battaglia contro la nascita dei quattro nuovi centri commerciali in città. Confcommercio si è già messa in moto.

La serrata è diventata la parola d’ordine e sulla protesta l’associazione di categoria sta cercando anche l’appoggio delle altre associazioni cittadine, con cui ha intessuto forti legami di collaborazione per portare avanti battaglie a favore della città, a cominciare da quella, vinta, per la realizzazione della cittadella della cultura alla Bucciante.

L’unico modo per evitare la protesta è «avere segnali concreti di cambiamento di rotta da parte delle istituzioni». Che detto in altre parole significa: «la sospensione dell’iter di questi progetti e delle concessioni avute. Anche se queste dovessero risalire molto indietro nel tempo. Se ci sono autorizzazioni datate, a maggior ragione bisogna contestualizzare quei via libera alla situazione di oggi in cui la nostra città scoppia di strutture di media e grande distribuzione».

La seconda richiesta, invece, è che «Chieti si doti di un Piano urbano del commercio aggiornato, l’ultimo è di circa 20 anni fa ed è logico che non può rispondere alle esigenze del momento». La terza richiesta è la convocazione di un tavolo di concertazione tra le istituzioni e le associazioni di categoria per cercare di trovare una soluzione.

«Sbaglia chi pensa che Chieti sia ancora la città della camomilla», ammonisce, «la gente è esasperata ed è a un passo dall’esplodere in una protesta senza appello». La Tiberio, che è anche vice presidente della Camera di commercio, riporta dati secondo cui Chieti ha la più alta percentuale di centri commerciali d’Europa.

«Ma anche questo modello commerciale”, dice, «comincia a vivere un momento di difficoltà. Eppure si continua ad aprire come se nulla fosse, mentre la percentuale degli utenti rimane la stessa, se non addirittura cala. Dalla politica vorremo sapere qual è l’opportunità di procedere in questo senso, se non, forse, gli alti introiti che entrano nelle casse comunali con la tassazione dei grandi centri commerciali.

Va bene far cassa, ma non si dimentichi il ruolo sociale che ha il piccolo commercio che, per esempio, a Natale ha abbellito a proprie spese la città». E per sapere cosa pensano i cittadini, possiamo attingere ai risultati di un sondaggio fatto da Chieti Report: la maggioranza è contraria a nuove aperture.