Nei guai per tassi da usura in banca

8 Dicembre 2016

Rinviato a giudizio l’ex vice direttore della filiale: in tre anni incassati 8.700 euro di interessi

LANCIANO. Tassi da usura: fissato il processo per l’ex vicedirettore generale di Banca Marche, Claudio Dell’Aquila, 67 anni, di Ancona, che all’epoca dei fatti contestati (2006-2008) aveva deleghe per il credito. A rinviare a giudizio, all’8 febbraio prossimo, l’ex vice direttore è stato il giudice per le udienze preliminari Andrea Belli. Vicenda annosa quella che coinvolge Dell’Aquila e un imprenditore frentano 43enne al quale sarebbero stati applicati, sul conto corrente, tassi fuori soglia che avrebbero comportato pagamenti di interessi considerati usurari per circa 8.700 euro nel triennio 2006-2008.

Il rinvio a giudizio arriva dopo una sentenza di proscioglimento. Nel giugno 2015, infatti, il caso è approdato per la prima volta dinanzi al Gup Marina Valente. Stessa ipotesi di reato, usura bancaria, per l’ex vice direttore di Banca Marche su un conto corrente aperto nella filiale di Lanciano dall’imprenditore, al quale sarebbero stati applicati tassi fuori soglia. Il giudice dell’epoca, accogliendo le tesi dell’avvocato di Dell’Aquila, Riccardo Leonardi di Ancona, aveva deciso il non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato. Ma il legale dell’imprenditore frentano, Giovanni Osvaldo Piccirilli, è andato avanti. Ha impugnato il provvedimento e fatto ricorso in Cassazione. La corte suprema ha così annullato la sentenza e rinviato l’uomo al giudice per le udienze preliminari. Questa volta, essendo diventata incompatibile il giudice Valente, a dirimere la questione è stato chiamato Belli. Che ha deciso di rinviare l’uomo a giudizio. Sarà il processo, che si aprirà dinanzi al collegio l’8 febbraio 2017, a chiarire la vicenda molto tecnica con l’accusa che insiste sull’usura, sul fatto che al conto corrente aperto nella filiale di Lanciano di Banca Marche sarebbero stati applicati tassi fuori soglia che avrebbero comportato pagamenti di interessi considerati usurari per circa 8.700 euro nel triennio 2006-2008. I fatti sarebbero stati accertati dalla guardia di finanza che avrebbe calcolato, nel superamento del tasso soglia, anche la commissione di massimo scoperto, che è un costo del conto sopportato dall’utente in connessione con l’uso del credito ed è collegato indiscutibilmente all’erogazione del credito stesso (fino al 2010 non veniva calcolato sempre). Per la difesa, invece, non vi sarebbe stato alcun tasso usurario e, in ogni caso, non potrebbe ascriversi alcuna responsabilità a carico di Dell’Aquila, il quale non aveva influito direttamente sull’accensione del conto corrente, sottoposto a regole comuni ad altri. Un caso raro questo rinvio a giudizio, accolto favorevolmente dall’associazione Sos Utenti. «Da15 anni ci occupiamo di lotta all’usura bancaria», dice il presidente onorario Gennaro Baccile, «pur rispettando sempre le decisioni di giudici e Procura, abbiamo riscontrato sempre un’eccessiva tolleranza sul comportamento usurario delle banche in città. Ad oggi abbiamo un paio di ricorsi in Cassazione contro archiviazioni e ogni anno decine di querele di utenti contro le banche ma poche finiscono con rinvii a giudizio. Questo è un caso raro, fortunatamente non unico».

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