Nei laboratori sopravvivono ancora duecento cavie
SANTA MARIA IMBARO. Ci sono ancora circa 200 cavie nello stabulario dell’istituto Negri Sud. Si tratta di topi da laboratorio utilizzati per la ricerca che, dopo la chiusura dell’istituto per...
SANTA MARIA IMBARO. Ci sono ancora circa 200 cavie nello stabulario dell’istituto Negri Sud. Si tratta di topi da laboratorio utilizzati per la ricerca che, dopo la chiusura dell’istituto per fallimento e l’interruzione di tutte le attività, non si sa dove collocare. I topi e ratti di allevamento sono stati utilizzati negli anni dal Negri Sud per ricerche su trombosi (tra cui infarti), malattie genetiche con studi finanziati da Telethon, malattie rare come la colestasi familiare intraepatica (insufficienza epatica nell'età infantile), fibrosi cistica, diversi tipi di tumore tra cui quello al colon retto e l'epatocarcinoma (neoplasia del fegato).
Sono state migliaia le cavie ospitate nello stabulario della struttura. I 200 topi rimasti sono quelli sopravvissuti all’uccisione di 750 cavie decisa nei mesi scorsi dalla direzione della Fondazione Negri Sud a causa delle difficoltà economiche dell'istituto e degli altissimi costi di mantenimento. La vicenda aveva suscitato un grosso scalpore mediatico e le proteste delle associazioni animaliste. A seguito della denuncia della Lav in Procura, l’allora direttore amministrativo della Fondazione Negri Sud, Tommaso Pagliani, è stato rinviato a giudizio con citazione diretta per il reato di uccisione di animali (udienza fissata il prossimo 25 giugno).
Gli animali rimasti suscitano intanto la preoccupazione dei ricercatori perché fanno parte di importanti ricerche in corso. Mantenere le cavie comporta inoltre costi molto elevati. I commissari liquidatori oltre all’azoto liquido per conservare le cellule, hanno acquistato anche costosi mangimi per la sopravvivenza dei topi e mantenere al lavoro uno stabularista che si occupi di loro. (d.d.l.)
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