Niente sala consiliare a Forza Nuova

21 Ottobre 2017

ATESSA. Sala consiliare sì o no? Scoppia la polemica tra Forza Nuova, amministrazione comunale e Anpi. Maurizio Falcone, responsabile di FN, aveva fatto richiesta (per conto di Ordine Futuro, rivista...

ATESSA. Sala consiliare sì o no? Scoppia la polemica tra Forza Nuova, amministrazione comunale e Anpi. Maurizio Falcone, responsabile di FN, aveva fatto richiesta (per conto di Ordine Futuro, rivista culturale di FN), per oggi alle 18, della sala consiliare per la presentazione del libro di Guido Santulli, “Italico Amor”. La richiesta non è stata accolta ma è stata concessa, a pagamento, la sala conferenze della biblioteca. «Senza riportare motivazioni, abbiamo avuto il rifiuto», dice Falcone. «In passato la sala consiliare è stata messa a disposizione di partiti e associazioni dietro richiesta. La sala consiliare era stata concessa anche stavolta come annunciato telefonicamente da un componente della maggioranza, ma il Pd ha messo il veto costringendo il sindaco Giulio Borrelli e la giunta al diniego. Alcuni membri della maggioranza ci hanno detto di non essere d’accordo con questa scelta, ma che non si poteva mettere a rischio la tenuta dell’amministrazione». La sezione Anpi di Atessa avrebbe voluto il divieto assoluto per Fn. «È inaccettabile che un’amministrazione di centrosinistra conceda agli eredi del fascismo uno spazio del Comune; lo è ancor di più se si pensa che nella locandina dell’evento i militanti di FN hanno inserito un riferimento alla marcia del 28 ottobre per celebrare il colpo di stato fascista del 1922». «La sala consiliare non è stata concessa», spiega il sindaco Borrelli, «perché nell’annuncio si associava quello che vorrebbe essere un evento culturale al ricordo della marcia su Roma di fascistica memoria. L’autorizzazione a usare un luogo istituzionale per eccellenza, per un’iniziativa come questa, non poteva esserci. La concessione di altro luogo, nel rispetto dei regolamenti per le associazioni non vietate dalla legge, è altra cosa. Qui non sono in discussione i valori dell’antifascismo, ma il rispetto delle regole di uno Stato democratico, che è tale anche perché si è liberato dalla barbarie e dai soprusi del famigerato ventennio». (m.d.n.)