«No agli asili nido privati» Genitori contro il Comune

Assemblea per contestare il piano dell’amministrazione per fare cassa Aperta una petizione per chiedere lo stop alla manovra, protestano i sindacati
CHIETI. Parte la protesta contro i tagli al sociale e il comitato cittadino aggrega anche le forze politiche e sindacali della città.
Il comitato “In difesa dei servizi pubblici all’infanzia e alla persona di Chieti” è nato in maniera spontanea poco più di una settimana fa da genitori ed educatrici dei bimbi iscritti ai nidi d’infanzia comunali che l’amministrazione di Umberto Di Primio ha deciso di privatizzare. Il comitato dice no alla privatizzazione e no ai tagli al sociale annunciati sempre da Di Primio per far quadrare i conti disastrati del Comune. Il comitato ha avviato una raccolta firme che ha lanciato attraverso l’affollata assemblea di ieri pomeriggio in Provincia dove aveva invitato lo stesso sindaco, oltre che gli assessori comunali alla pubblica istruzione e alle politiche sociali Giuseppe Giampietro ed Emilia De Matteo. Che non si sono presentati. Come non si è presentato alcun esponente di maggioranza, al contrario dei consiglieri di minoranza che invece hanno anche preso parte al dibattito. Hanno preso la parola, tra gli altri, Alessandro Marzoli (Pd), Enrico Raimondi (L’altra Chieti) e Ottavio Argenio (Movimento 5 Stelle). Hanno parlato anche Gianluca Scquicciarini (Art1 Mdp) e diversi esponenti del mondo sindacale e delle associazioni, come Silvio Di Primio della Usb, Letizia Scastiglia della Cna, e Alessandra Rossi del movimento paneuropeo Diem25. Tutti decisi nel difendere i servizi pubblici all’infanzia e alla persona.
La privatizzazione degli asili nido verrebbe ad incidere, secondo i membri del comitato, sulla continuità educativa relativa alla fascia che va dallo zero ai sei anni. «I servizi educativi», ha detto uno dei membri del comitato, «devono essere gestiti in modo coordinato dallo Stato, dalle Regioni e dagli enti locali con compiti e funzioni ben definiti, ma se un anello di questa catena si spezza ed è inadempiente, il progetto crolla in tutta la sua complessità».
«Al nido comunale ho trovato quello che cercavo: professionalità, umanità ed eccellenza», ha testimoniato Sara, una delle tante mamme presenti.
«Il Comune di Chieti», ha detto una educatrice dei nidi, «vanta un servizio pubblico all’infanzia che, attraverso soprattutto i nidi comunali offre alla città un servizio inclusivo di qualità fin dai primi anni Ottanta. Si tratta di un servizio cresciuto nel tempo che ha saputo conquistare il plauso delle famiglie, grazie soprattutto all’impegno, all’entusiasmo e alla dedizione delle persone che ci lavorano, oltre che agli investimenti che il Comune ha profuso per i nidi negli ultimi 30 anni. Lasciare la città senza nidi pubblici significherebbe perdere una occasione di rilancio per Chieti, laddove le ricerche più recenti dimostrano quanto l’investimento precoce sulla prima infanzia abbia un elevato coefficiente di riduzione delle diseguaglianze, incrementi il benessere personale e sociale e influenzi la riuscita scolastica. Senza dimenticare che i nidi costituiscono un importante volano per l’economia. Ma solo a patto di essere pubblici, cioè di offrire un servizio di qualità a prezzi contenuti, che garantisca anche alle famiglie economicamente svantaggiate la possibilità di conciliare tempi di vita e di lavoro. In questi termini, disperdere questo patrimonio di risorse umane e materiale sarebbe un vero spreco».
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