«No al palazzo vicino all’ospedale»

Via Santa Lucia, i residenti protestano: non togliete posti auto utili al San Pio
VASTO. Giù le mani, anzi le ruspe, dalla zona che circonda l’ospedale San Pio.
La notizia che una impresa edile dopo aver rilevato i terreni facenti parte del fallimento Jacovitti intenda costruire un immobile a poche centinaia di metri dall’ospedale, ha scatenato un putiferio. I cittadini, costretti a lunghe peripezie per trovare un posto auto, si ribellano. La costruzione del fabbricato, infatti, pare che porti alla riduzione dei parcheggi.
Sono senza parole gli operatori che guidano le ambulanze e spesso non riescono ad entrare e uscire dall’ospedale San Pio per mancanza di spazi. Alla loro protesta si aggiunge poi quella di un gruppo di studiosi che grida allo scandalo perché il fabbricato dovrebbe sorgere accanto ad una cappella protetta dal ministero dei Beni monumentali e artistici. Come se non bastasse il condominio vicino all’area da sbancare si è visto portare via un terreno che ritiene essere proprio e quindi ha chiamato il proprio legale, l’avvocato Angela Pennetta, avviando un’azione legale. Non è chiaro se il Comune abbia già dato l’autorizzazione a costruire.
«Non può averlo fatto perché per quel terreno il condominio che rappresento ha già vinto una causa davanti al giudice fallimentare», dice l’avvocato Pennetta che si prepara a discutere la querelle con il legale dell’impresa edile, l’avvocato Guido Giangicomo il prossimo 19 gennaio.
«Mi rendo conto che chi ha comprato il terreno pensava non avesse vincoli e non ci fossero posizioni pregresse acquisite. In realtà i miei clienti hanno il possesso di quel terreno da oltre 30 anni e quindi alla diffida di restituzione che si sono visti recapitare, rispondono in maniera negativa».
Tutto il quartiere di via Santa Lucia è in fibrillazione. In tanti sono pronti a salire sulle barricate per impedire l’apertura del cantiere. C’è chi ha rispolverato anche i risultati delle indagini morfologiche che indicano quell’area fra le zone più delicate.
«A noi non interessano i problemi privati. Il Comune non può autorizzare un’azione che andrebbe a creare maggiori disagi all’ospedale, ai suoi operatori e agli utenti. Questo lo sa anche l’Azienda sanitaria locale», insistono gli operatori ospedalieri. «Il San Pio scoppia già così», concludono, (p.c.)
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