«No, la mia villa non deve andare all’asta»
Napoleone perde la maxi causa, dovrà restituire 1.2 milioni all’ateneo. Ecco che cosa farà l’ex dg
CHIETI. Ha una villa che in pochi possono vantare di avere. La perderà perché sarà venduta all’asta. Marco Napoleone, ex dg dell’Università d’Annunzio, risponde a caldo dopo la sentenza della Cassazione che inesorabilmente lo ha condannato, lunedì scorso, a restituire 1,2 milioni di euro all’Ateneo. La vendita della villa di San Martino, pignorata dall’Università, è il prezzo che Napoleone dovrà pagare per stipendi percepiti per dieci anni ma, secondo i giudici, non dovuti. «Farò di tutto per bloccare la vendita all’asta», dice l’ex dg al Centro. Ma in concreto che cosa farà? «Entro il 16 di dicembre presenterò una offerta reale», risponde Napoleone.
A metà dicembre infatti è fissata l’udienza al tribunale civile di Chieti per la restituzione della valutazione del prestigioso immobile e per stabilire data e base d’asta per la vendita. Perché la condanna definitiva scritta dalla Suprema corte? Per capirla occorre tornare indietro nel tempo quando, al vertice dell’Università, c’era il rettore Franco Cuccurullo perchè fu lui, e non il suo successore, a mettere alla porta lo storico direttore generale con cui aveva trascorso un lungo periodo di strettissima alleanza.
Ma anche i migliori matrimoni possono finire male. Così Napoleone venne “licenziato” dall’Università e il processo, davanti al giudice del lavoro, è stato poi ereditato dal successore di Cuccurullo, Carmine Di Ilio, e dal suo dg Filippo Del Vecchio. Diciamo che sono due, in parole semplici, i motivi sostanziali della condanna. Il primo ha riguardato il fatto che il Cda dell’Ateneo, per dieci anni, ha attribuito a Napoleone stipendi equiparati a quelli di un primo presidente di Cassazione quando invece un decreto ministeriale poneva un tetto alle remunerazioni di un direttore amministrativo d’Ateneo. A nulla è servita la difesa basata su una delibera dello stesso Cda che attribuiva a Napoleone ruoli di direttore generale e amministratore delegato e non di direttore amministrativo. Il secondo punto, più radicale, si riferiva alla nullità del contratto dell’ex dg per la mancata “ripetizione” della delibera in Cda. Ma adesso il tema diventa un altro. Secondo Napoleone la somma che dovrà pagare è inferiore a quella stabilita dai giudici perché questa comprende anche cifre prescritte e soprattutto la parte fiscale che in realtà andrebbe detratta. Se così fosse, il pignoramento scenderebbe a 700 mila euro.

