«Noi, lasciati soli con un ragazzo che andava aiutato»

11 Gennaio 2016

Il 30 dicembre “Il Centro” riportava un articolo intitolato “Botte e minacce al padre infortunato - Lo aggredisce per farsi consegnare 500 euro: 15enne finisce in una comunità per minori”. I parenti...

Il 30 dicembre “Il Centro” riportava un articolo intitolato “Botte e minacce al padre infortunato - Lo aggredisce per farsi consegnare 500 euro: 15enne finisce in una comunità per minori”. I parenti del giovane ci scrivono una lettera di una rara umanità che dà una chiave di lettura alternativa: va oltre il fatto di cronaca, evidenzia soprattutto il disagio e la solitudine delle famiglie che sono colpite da questi eventi.

«Per ogni evento o fenomeno in questo mondo, ci sono sempre due o più interpretazioni. Nei giorni scorsi, questo giornale pubblicava una drammatica storia di «prepotenze e abusi» con riguardo ad un quindicenne che, senza il minimo timore o rispetto dell’autorità paterna, ne era diventato l’aguzzino, estorcendo denaro tramite violenza fisica e psicologica. La storia, fattivamente vera, è stata però raccontata riportando una particolare e, a nostro modo di vedere, discutibile interpretazione riguardo ai ruoli e ai coinvolgimenti dei vari attori citati. E visto che di interpretazioni ce ne sono sempre almeno due, un’altra, antitetica, potrebbe essere che il forte disagio sofferto dall’adolescente, a seguito della separazione dei propri genitori e del successivo rapporto conflittuale tra e con gli stessi, era noto e documentato da anni dai servizi sociali. Si può dire che il caso sia nato e lentamente degenerato nell’arco degli ultimi anni, sotto gli stessi occhi di quel folto gruppo di persone, tra psicologi ed assistenti sociali, che avevano pieno titolo per agire e che, invece, non hanno saputo trovare il modo di fare la differenza. I pochi provvedimenti presi per aiutare il ragazzo hanno solo contribuito ad inasprire ed esasperare la sua reattività. Questo è uno spaccato che ben documenta la scarsa adeguatezza delle strutture preposte nei confronti di chi vive questo tipo di disagio, aggravato dall’ingiustificabile carenza di competenze e spesso anche solo di sensibilità rispetto ad un caso così delicato.

La denuncia penale è stata l’ultima arma, dolorosa, che questo padre, ormai solo, ha potuto utilizzare per fare fronte ad una situazione ormai divenuta insostenibile e pericolosa anche per sé stesso, oltreché per lo stesso ragazzo. Nell’arco dei lunghi e intensi mesi precedenti all’allontanamento, nessuna, tra tutte le strutture preposte al controllo e alla riabilitazione del comune di Vasto ha agito in modo efficace ed utile a sanare la grave situazione, nonostante le numerose, incessanti ed accalorate richieste di aiuto della famiglia. Laddove si rende necessario sottoporre un ragazzo di soli 15 anni alle misure restrittive a cui si è dovuto ricorrere senza possibilità di scelta, non c’è vittoria per nessuno. Proporre una visione alternativa a quella del “diligente” allontanamento del baby criminale è giusto e necessario e non solo per “dovere di cronaca”.

(lettera firmata dai familiari)