«Noi qui non vi vogliamo»: il Centro e Rete8 banditi dalla tre giorni di Ortona

La Sala Eden semivuota

26 Settembre 2026

Accrediti negati per il sold out, ma la sala è semivuota. Svelato il vero motivo, l’organizzatore Cetrullo: «La testata “Pinco Pallino” se vuole entra, ma voi no»

ORTONA. «Il Centro e Rete8 non possono entrare». Proprio così. Il «limite di prenotazioni per la sicurezza» non era la vera ragione del rifiuto. La prova – se, in fondo, ce ne fosse stato davvero bisogno – è arrivata ieri pomeriggio, davanti alla sala Eden, al primo giorno dell’evento “Da Fiume al dissenso”. Alla vigilia il Centro si era visto negare l’accredito per tre cronisti con quella motivazione, che forse ora è meglio definire una scusa. Poco prima delle 16, orario di partenza della convention, ci siamo presentati ai cancelli della blindata piazza Donatori del Sangue e poi all’ingresso della sala comunale. Dentro fervevano i preparativi, ma di folla neppure l’ombra. All’apertura dei lavori, slittata oltre le 16.30 anche per il confronto nato dopo nostro arrivo, in sala si contavano circa 35 persone. Fino alle 18 non si è registrato un afflusso tale da avvicinarsi alla capienza indicata di cento posti, stessa cosa intorno alle 19 passate, quando il tutto volgeva ormai al termine.

Lo documenta anche una fotografia scattata durante il convegno e acquisita dal Centro: file di sedie vuote e pubblico raccolto soprattutto davanti. Il quadro, insomma, era ben diverso da quello suggerito dalla mail ricevuta ventiquattr’ore prima. A chiarire definitivamente tutto è stato l’imprenditore pescarese Erminio Cetrullo, colui che, secondo la documentazione comunale richiamata dal sindaco Angelo Di Nardo nei giorni scorsi, ha presentato la domanda per l’utilizzo della sala Eden. «Il Centro e Rete8 non possono entrare», ci ha detto Cetrullo. Gli altri? «Possono entrare, anche la testata “Pinco Pallino” può entrare, se vuole».

Poi la frase che manda definitivamente in archivio la questione della capienza: «Il Centro e Rete8 non li voglio vedere. Sono il padrone, ho pagato io la sala e decido io chi può entrare». E giù con insulti vari al nostro giornale. Una cacciata, insomma, che cozza con il fatto che, nelle scorse settimane, organizzatori e relatori hanno denunciato tentativi di censura nei loro confronti rivendicato la libertà di espressione. Il primo approccio era avvenuto con il giovane addetto che controllava le prenotazioni. Alla nostra presentazione come giornalisti del Centro la risposta è stata immediata: «Non potete entrare». Perché? «Perché no». Poi, a più riprese, «prego, fuori».

Quando abbiamo fatto notare che la sala non appariva affatto piena e chiesto se la ragione fosse davvero quella comunicata via mail, nessuna spiegazione: soltanto l’invito a uscire, con toni nervosi, lamentandosi che li stavamo «disturbando». Dopodiché la porta ci è stata letteralmente sbattuta in faccia dal ragazzo degli accrediti. Passati una decina di minuti, il confronto è proseguito all’esterno, con Cetrullo protagonista, il quale ci ha raggiunti con l’intento di chiarire le cose. «Non mi offendo se mi dite fascista, non mi sono mai offeso, ma se mi dite che questa riunione è di fascisti mi arrabbio e se mi arrabbio non potete venire», ha sostenuto. Il Centro, a onore di cronaca, ha sempre parlato però di un convegno “con” i neofascisti, ricostruendo posizioni, precedenti e appartenenze di singoli ospiti, senza attribuire quella definizione a tutti i partecipanti. Si è finiti così a discutere degli ospiti da “bollino rosso” alla base del caso politico (sulla tre giorni ci sono state due interrogazioni parlamentari, una alla Camera, l’altra al Senato) e mediatico. A partire da Rainaldo Graziani.

Alcuni presenti hanno sostenuto che le contestazioni deriverebbero «solo dalla genetica», cioè dall’essere figlio di Clemente Graziani, ex fondatore e leader dell’organizzazione terroristica di estrema destra Ordine Nuovo. Ma quanto da noi ripreso riguardava proprio Rainaldo: nel 2007 partecipò alla festa per il compleanno di Adolf Hitler a Buguggiate, nel Varesotto, finita in un processo per incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi etnici e razziali. Il procedimento si concluse per prescrizione, ma nella sentenza del 2014 i giudici parlarono di «reato consumato». Ma fuori dalla sala Eden si confonde la prescrizione con l’assoluzione. Poi si è passati alla difesa di Luca Tadolini, che domenica parlerà di “pista israeliana” nella strage di Bologna. E qui scomodato addirittura Francesco Cossiga: «Anche Cossiga ha detto che quella era una ca… Lui lo poteva dire e noi no?».

Le sentenze definitive hanno però accertato la matrice neofascista della strage e le responsabilità dei terroristi neofascisti. Sul caso è intervenuto Antonio Pellegrini, presidente dell’Anpi di Ortona, che ha espresso «vicinanza» ai giornalisti de il Centro e invitato tutta la stampa a non seguire la kermesse per solidarietà. «Questi figuri hanno tolto definitivamente la maschera», afferma, rilanciando l’appello alla manifestazione antifascista di oggi. «Sarebbe auspicabile che tutti i media non coprissero l’evento». Solidarietà anche dal presidente della Fondazione Brigata Maiella, Gianni Melilla: «Far svolgere un convegno in cui non è garantito l’esercizio di cronaca e di informazione è una vergogna che squalifica chi lo ha consentito».

Anche Melilla auspica che gli altri giornalisti non partecipino, «come hanno fatto le grandi tv americane dopo che Donald Trump ha negato l’accredito alla Cnn per la Casa Bianca». Intanto oggi Ortona entra nella giornata più delicata. Il centro è off limits per la concomitanza tra il corteo dell’Anpi e il convegno alla sala Eden: strade chiuse, barriere, dispositivi di sicurezza e una massiccia presenza delle forze dell’ordine. Ortona è blindata, come la sala Eden lo è verso di noi. Lì dentro continueranno i lavori di chi per settimane ha chiesto di poter parlare. Resta fuori, invece, chi avrebbe voluto semplicemente ascoltare e raccontare.

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