Nominati 4 periti per il marito assassino

Il delitto di Torino di Sangro: uno staff di esperti dovrà decidere se Giannichi era capace di intendere
TORINO DI SANGRO . Domenico Giannichi, il 68enne che il 29 novembre del 2019 ha ucciso la moglie Luisa Ciarelli di 65 anni a bastonate, era in grado di intendere quello che stava facendo? E attualmente come sta l’assassino? La detenzione è compatibile con le gravi patologie di cui soffre? A queste domande daranno una risposta i periti nominati nel corso dell’incidente probatorio. I risultati delle perizie eseguite da Danilo Montinaro (per l’imputato), Lucio Gallinaro, Massimo Di Giannatonio e Alessio Gentile saranno discussi nel corso di una udienza fissata al 15 settembre prossimo.
L’avvocato Alberto Paone, il difensore di Giannichi, è convinto che le perizie dimostreranno che il suo cliente non si è reso conto di quello che faceva e non è in condizioni di stare in carcere. «Al momento», dice il legale, «siamo in attesa dei risultati dell’autopsia che chiariranno altri aspetti». L’avvocato, che ha sempre sostenuto la fragilità psicologica del suo cliente aggravata da una delicata patologia, è sicuro che i periti riterranno fondata la propria tesi. L’avvocato Paone ha anche contattato un esperto per una nuova eventuale perizia più approfondita sull’omicida.
Giannichi da nove mesi è rinchiuso nel carcere di Torre Sinello, a Vasto, ed è seguito da un medico. Domenico, il giorno del delitto, sarebbe stato violento perché, secondo la ricostruzione della difesa, si sarebbe convinto di trovarsi in pericolo. Per questo, si sarebbe difeso e avrebbe reagito perdendo la testa e commettendo il delitto. Fra Giannichi e la moglie, prima dell’omicidio si era accesa una discussione. Giannichi sarebbe stato preso a morsi e ferito al naso. Prima dell’arresto ha dovuto essere medicato nell’ospedale di Lanciano. Le ferite sono state rilevate anche dal medico legale Cristian D’Ovidio nel carcere di Torre Sinello. D’Ovidio ha visitato Giannichi per fare una valutazione d’insieme delle ferite e per valutare se le ferite evidenti sul volto dell’arrestato avrebbero potuto essere compatibili con i meccanismi di difesa. La valutazione terrà conto delle circostanze oggettive che hanno connotato il fatto, l’origine, la cruenza e violenza dei colpi inferti, i mezzi di difesa e poi di offesa a disposizione dell’aggressore. (p.c.)

