Non calunniò il compagno dell’ex

23 Febbraio 2016

Il giudice: lo fece per difendere i figlioletti. L’ex marito aveva accusato l’altro di abusi sui bimbi

LANCIANO. Un padre preoccupato del benessere dei propri figli o un manipolatore? Ha “usato” i suoi bambini per colpire la ex moglie e il suo compagno o era spaventato che nella nuova famiglia i suoi bambini, come questi raccontavano, fossero violentati? Per il giudice Marina Valente l’uomo, un 45enne del Frentano, finito a processo per aver calunniato il compagno della ex accusandolo di violenza sessuale sui due figli minori, era solo un padre spaventato. Che ha denunciato i racconti fatti dai bambini nel tentativo estremo di difenderli. Non ha calunniato il compagno della donna. Per questo è stato prosciolto, perché il fatto non costituisce reato. Vicenda complessa quella approdata davanti al Gup. Il papà ha rischiato da 2 a 6 anni di reclusione pur di accertare che i racconti, terribili, sentiti dai suoi bambini, non fossero veri.

Una vicenda che evidenzia, soprattutto, la fragilità di bambini che spesso, non accettando la separazione dei genitori, scaricano rabbia e delusione verso la persona “colpevole”, ai loro occhi, di tenere divisi mamma e papà. I fatti risalgono al 14 novembre 2013. I bambini avrebbero raccontato al padre di essere stati toccati nelle parti intime dal compagno della mamma; l’uomo si rivolge all’assistente sociale del Comune in cui risiede per denunciare i presunti abusi sessuali. Un’accusa pesante che l’assistente sociale ovviamente gira all’autorità giudiziaria. Il 2 giugno 2014 il papà reitera le accuse. Si reca dai carabinieri di Lanciano e sporge denuncia per le violenze. Il 3 luglio 2014 aggiunge anche una denuncia per lesioni personali verso il compagno della ex moglie, in relazione ad una escoriazione al mento del figlio. La Procura avvia le indagini che rilevano che non c’è stata alcuna violenza: «Sono accuse del tutto infondate e frutto della sua opera di manipolazione dei figli da lui indotti a riferire il falso». Inchiesta archiviata. Si apre, a quel punto, il processo per calunnia da parte del compagno della ex moglie, accusato ingiustamente. Ma il giudice dà ragione al papà: le sue erano preoccupazioni giustificate. «Un padre che», dice Errico Sacco, legale del 45enne accusato di calunnia, «sentendo certi racconti dai propri figli, farebbe di tutto per difenderli. Non si è fatto giustizia da solo, ma con grande maturità si è rivolto alle autorità. I bambini, come evidenziato dalla perizia dello psicologo, avrebbero reso dichiarazioni dubbie perché volevano avere vicini la mamma e il papà. Non c’è stata violenza ma le preoccupazioni erano giustificate, così come la necessità di denunciare i fatti».

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