Non era “talpa” in Procura Di Campli assolto in appello

«Il fatto non sussiste» per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento L’uomo fu arrestato ai domiciliari e poi trasferito a Pescara per il lavoro
LANCIANO. Assolto pienamente perché il fatto non sussiste. La Corte d’Appello dell’Aquila ha ribaltato la sentenza emessa il 7 maggio 2014 dal tribunale collegiale di Lanciano che aveva condannato Mario Di Campli, 53 anni, ex dipendente della Procura frentana oggi a Pescara, a due anni e 8 mesi di reclusione per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento e l’aveva assolto per accesso abusivo al sistema informatico.
Per i giudici, dunque, aquilani è del tutto innocente. Un’innocenza che non cancellerà, però, il dolore per essere stato posto, ingiustamente, addirittura ai domiciliari nel dicembre 2011 e di essere stato trasferito da Lanciano a Pescara.
Per la Procura di Lanciano l’uomo sarebbe stato una “talpa”, avrebbe cioè approfittato del suo impiego negli uffici per passare informazioni riservate ad un indagato per usura, che poi fu arrestato, con cui aveva contratto dei debiti. Da vittima dell’usura si trasformò in talpa in Procura, per conto del suo “strozzino!. Ma non era affatto vero. Il legale di Di Campli, Antonio Codagnone, ha sempre ribadito che l’uomo infatti fosse innocente, che al suo “strozzino” non avrebbe mai passato informazioni legate alle indagini, ma generiche e ovvie. Anzi addirittura alcune delle telefonate intercettate erano state fatte quando Di Campli era in ferie, segno che proprio non poteva dare alcuna informazione “reale”, di quanto avvenisse in Procura visto che non c’era fisicamente. Inoltre queste presunte informazioni non avevano nemmeno favorito l’indagato perché fu poi arrestato.
Ma il collegio, nel giudizio di primo grado, non ne tenne conto e condannò il dipendente per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento ma lo assolse dall’accusa di accesso abusivo al sistema informatico perché l’accesso era autorizzato dall’ufficio. L’uomo poteva consultare i fascicoli per via del suo lavoro.
In appello, invece, il suo difensore è riuscito a dimostrare la totale estranierà di Di Campli dai fatti, che non ha rivelato alcune segreto istruttorio né favorito indagati. Ma per tre anni e mezzo il dipendente che è stato trasferito a Pescara, ha dovuto sopportare il peso di un processo e di una condanna in primo grado per un’accusa che si è rivelata infondata. (t.d.r.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

