«Non lasceremo gli anziani senza carne, pesce e uova»

A pranzo nell’ex Ipab in crisi nera: Asl e Comuni di Chieti e Pescara non pagano tre milioni di debiti. Ma presidente e direttrice rassicurano decine di famiglie
CHIETI. Pasta al forno, vitello alla genovese, patate, insalata e panettone. Domenica a pranzo con gli ospiti e la dirigenza degli istituti riuniti di assistenza “S. Giovanni Battista” con questo menù, preparato dalla cuoca Francesca Scanca con la collaborazione delle aiuto-cuoche Katia Santarelli e Graziella Leone. E per gli ospiti della casa di riposo c’era anche un secondo menù, nel caso avessero difficoltà a mangiare i piatti previsti. Ad accoglierci ieri all’ingresso degli istituti in piazza Garibaldi, c’erano la presidente della nuova Asp (Azienda pubblica di servizi alla persona) Sandra De Thomasis, la direttrice degli istituti Luisa Caramanico e il nuovo consigliere d’amministrazione Gianni Di Labio. Obiettivo: dimostrare che i 120 ospiti, anziani e disabili, vengono accuditi sempre nel migliore dei modi. Nonostante le difficoltà. Che pure ci sono e sono tante. Si pensi soltanto che l’ex Ipab deve incassare crediti per oltre 3 milioni di euro. Tutti soldi pubblici che contenziosi e difficoltà burocratiche fanno sì che l’ente non possa riscuotere, mettendolo in seria difficoltà. Ci sono, ad esempio, fornitori che si sono bloccati davanti alle fatture non pagate. E così la carne viene acquistata con le economie di gestione dal vicino macellaio. I crediti più vecchi risalgono al 2006: si tratta di 153 mila euro da riscuotere dalla Asl di Bari, che, però, grazie a un decreto ingiuntivo, verranno presto incassati. Al 2011, invece, risale il contenzioso con la Asl teatina che ora ammonta a circa 950 mila euro. Poi ci sono i crediti con i Comuni (a cominciare da quelli di Chieti e Pescara) che ammontano a circa 90 mila euro per il 2014 e a 2 milioni per il 2015. Il 2014 è stato pagato quasi tutto, eccetto l’ultimo trimestre. Il 2015, invece, non è stato pagato per nulla. C’è da specificare che le risorse che i Comuni devono all’ente assistenziale non sono proprie, ma sono state trasferite dalla Regione. Eppure pare che i Comuni abbiano trovato molte difficoltà nel trasferirle al “S. Giovanni”. Tutti, tranne uno: Scafa, che ha sempre pagato regolarmente. Per superare i problemi burocratici, a fine novembre scorso la Regione ha partorito un emendamento che permette di aggirare l’ostacolo, facendo sì che a pagare sia direttamente la Asl. Ma a emendamento varato, non c’è ancora il regolamento attuativo. E perciò è tutto fermo. Ma nonostante tutto, la presidente De Thomasis, che si è insediata il 3 dicembre, pensa che la nuova Asp abbia tante potenzialità. «Il primo step è unificare tutte le strutture della Asp», spiega la presidente, «oltre all’istituto teatino, ci sono le scuole materne di Castelfrentano e Bucchianico, l’asilo di Bomba e la casa di riposo S. Onofrio di Vasto. A Chieti, inoltre, c’è la sede di Villa degli Ulivi da riaprire, i 4 mila metri quadri del S. Raffaele, ex studentato chiuso nel 2010, e il plesso dell’Addolorata in zona S. Eligio». In tutte le strutture, inoltre, c’è un patrimonio artistico di gran pregio. Che potrebbe essere valorizzato, come potrebbero esserlo gli uliveti di S. Onofrio o la mensa a chilometro zero della scuola di Bomba.
Le buone notizie arrivano dai 750 mila euro messi a disposizione dalla Regione per opere di adeguamento sismico e dagli altri 300 mila euro stanziati sempre dalla Regione per aumentare i posti letti (riaprendo un reparto chiuso a marzo per la mancanza di o pere di adeguamento). Le brutte notizie, invece, arrivano dall’incertezza sulla compartecipazione del 2016. Nel senso che da quest’anno la Regione non potrà continuare ad accollarsi per intero la retta degli ospiti che, in alcuni casi, dovrebbe venire integrata dai Comuni. Ma se ci sono stati tanti problemi a pagare con i soldi della Regione, figuriamoci se dovranno prenderli dal proprio bilancio… E in tutto questo ci sono anche 70 dipendenti che aspettano lo stipendio.

