«Non posso parlare, temo per la mia famiglia»

Il corriere albanese fermato con oltre due chili di eroina non tradisce i complici e resta in carcere
CHIETI. «Non posso dire chi mi ha consegnato la droga e chi era l’acquirente. Sono persone pericolose: se svelassi i loro nomi, anche la mia famiglia sarebbe a rischio». Si è difeso più o meno così, prima di chiudersi nel silenzio, Arrnold Kuqi, l’albanese di 25 anni bloccato dai carabinieri del nucleo investigativo di Chieti mentre trasportava 2 chili e 150 grammi di eroina. Ieri mattina, dopo l’interrogatorio a Madonna del Freddo, il giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis ha convalidato l’arresto e confermato la custodia cautelare in carcere per Kuqi, difeso dall’avvocato Maurizio Cacaci del foro di Ascoli Piceno.
Già dopo che era finito in manette, all’altezza del casello Pescara sud-Francavilla dell’autostrada A14, il 25enne non aveva detto una sola parola. L’ennesimo blitz conferma l’esistenza di un canale di approvvigionamento che porta in Romagna. Da Rimini arrivava Kuqi, che aveva nascosto i quattro panetti di eroina nella tappezzeria di una Opel Corsa intestata a un napoletano incensurato, in modo da non dare troppo nell’occhio. E in provincia di Rimini abitava anche Klevis Hasani, un altro albanese arrestato dai carabinieri lo scorso aprile, a San Salvo, prima di completare la consegna di tre chili e mezzo di cocaina. Un carico che si sarebbe trasformato in un affare da mezzo milione di euro con la vendita al dettaglio. Ora le indagini dell’Arma vanno avanti per arrivare all’organizzazione per la quale lavorava il corriere della droga e per individuare chi aspettava il carico. (g.let.)
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