«Non sai nemmeno cucinare» e aggredisce la moglie: nei guai

6 Gennaio 2022

CHIETI. È arrivato a picchiare la moglie fino a romperle una costola. «Non sai fare niente, non sai cucinare, non servi a nulla», la insultava di continuo. Un albanese di 48 anni che vive a Chieti,...

CHIETI. È arrivato a picchiare la moglie fino a romperle una costola. «Non sai fare niente, non sai cucinare, non servi a nulla», la insultava di continuo. Un albanese di 48 anni che vive a Chieti, già condannato in via definitiva per traffico internazionale di stupefacenti, non potrà più avvicinarsi alla donna: l’ordinanza è stata firmata dal giudice Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Marika Ponziani. A occuparsi delle indagini sono stati i poliziotti della squadra mobile, coordinati dal commissario Nicoletta Giuliante. Il marito violento è ora indagato con le accuse di lesioni personali gravi e maltrattamenti nei confronti della coniuge dalla quale si sta separando.
Gli accertamenti degli investigatori della seconda sezione, specializzata per i reati contro la persona, in particolare quelli commessi ai danni di minori e fasce deboli, hanno permesso di ricostruire tutti gli episodi raccontati dalla vittima, avvenuti già a partire dal 2019, anno in cui l’albanese era tornato a vivere a Chieti, dove la moglie era già residente da tempo. E solo a quel punto la donna ha avuto modo di conoscere fino in fondo la personalità e il carattere dell’uomo.
La vittima ha denunciato vessazioni continue, anche alla presenza della figlia minore: il 48enne è passato dalle offese a vere e proprie aggressioni fisiche, in particolare schiaffi al volto, calci alle gambe sferrati con scarpe antinfortunistiche e pugni al torace. In un’occasione, nell’autunno scorso, ha provocato alla moglie, costretta a subire insulti e sopraffazioni di ogni genere, la frattura della nona costola sinistra, come dimostrato anche dai certificati medici. Ogni pretesto era utilizzato dall’indagato per scagliarsi contro la coniuge, che ha riferito anche di un litigio scoppiato per ragioni di gelosia legate a una breve relazione che lei aveva avuto vent’anni fa.
Temendo fortemente per la propria incolumità, la vittima ha deciso recentemente di tornare a vivere con i genitori e denunciare il marito. In una circostanza, il 48enne ha raggiunto l’abitazione dei suoceri, presentandosi con un mazzo di fiori e chiedendo alla donna di tornare insieme. Al diniego, ha simulato scene di disperazione a tal punto che è stato necessario l’intervento della polizia.
La vittima è assistita dall’avvocato Manuela D’Arcangelo, mentre l’indagato è difeso dall’avvocato Giuseppe Pavone.
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