Novant’anni fa a Chieti il processo farsa per Matteotti

19 Marzo 2016

CHIETI. La sezione “Alfredo Grifone” dell’Anpi rende onore alla memoria di Giacomo Matteotti, nel novantesimo anniversario del processo-farsa che nel 1926 venne fatto a Chieti. L’Anpi celebra...

CHIETI. La sezione “Alfredo Grifone” dell’Anpi rende onore alla memoria di Giacomo Matteotti, nel novantesimo anniversario del processo-farsa che nel 1926 venne fatto a Chieti.

L’Anpi celebra Matteotti come “martire della resistenza civile alla dittatura fascista. Il suo insegnamento animò la resistenza armata dei partigiani contro i nazifascisti in difesa dei valori della liberà, della pace, della democrazia, della legalità dell’uguaglianza, codificati dal padri costituenti nella Costituzione italiana e oggi messi in discussione dalla riforma del governo”. Così la sezione “Grifone” ripercorre le vicende legate alla morte di Matteotti: «Gli imputati che, capeggiati da Amerigo Dumini, il 10 giugno 1924, a Roma, assassinarono barbaramente il deputato socialista Giacomo Matteotti, erano cinque sicari della Ceka, la segreta polizia politica fascista. Celebrato presso la Corte d’Assise di Chieti, fu un processo farsa. Durò 9 giorni, dal 16 al 24 marzo 1926. Velia Titta vedova Matteoti, quando si rese conto che non avrebbe ottenuto giustizia, revocò la costituzione di parte civile, affidando la difesa degli interessi della famiglia all’avvocato Pasquale Galliano Magno, che, come Matteotti, aveva denunciato le violenze fasciste e i brogli elettorali commessi in provincia. Roberto Farinacci, segretario nazionale del Pnf e difensore di Dumini, indossando la toga d’onore ricevuta in dono dalle nobildonne del fascio chietino, trasformò il processo agli assassini in un vergognoso processo politico alla vittima».