Nuova ispezione alla Esplodenti Sabino

26 Marzo 2021

Casalbordino, via ai controlli sulla sicurezza dell’azienda: ascoltati i dipendenti sulle procedure

CASALBORDINO . Nuova ispezione ieri mattina alla Esplodenti Sabino. Nell’azienda di contrada Termine a Casalbordino Stazione c’è stata una verifica della Commissione tecnica regionale per la sicurezza costituita da vigili del fuoco e rappresentanti dell’Arta e della Prefettura. Mancavano gli artificieri che faranno un controllo da soli il 13 aprile prossimo. Anche i carabinieri di Ortona, che conducono le indagini sull’esplosione del 21 dicembre 2020 costata la vita a tre operai, sono tornati sul posto. I militari hanno sentito ancora sia il presidente Gianluca Salvatore che diversi lavoratori. Gli investigatori hanno in particolare ascoltato i lavoratori del forno 80, teatro dell’esplosione, due dipendenti che lavoravano vicino a quel forno, i carrellisti e il capo reparto. La visita è durata fino al pomeriggio inoltrato. Probabilmente quello di ieri non è stato l’ultimo interrogatorio ma ce ne saranno altri.
Ai lavoratori non dispiace e sono pronti a collaborare per arrivare a scoprire cosa è accaduto quel giorno e qual è stata la causa della morte di Carlo Spinelli, 54 anni, di Casalbordino, Paolo Pepe, 54 anni di Pollutri, e Nicola Colameo, 45 anni di Guilmi. Dai risultati dell’ispezione di ieri e dalla verifica in programma il 13 aprile dipenderà il rilascio della licenza sospesa il 24 dicembre 2020. Senza licenza, la società non può lavorare e i dipendenti non possono tornare alle loro mansioni né a Casalbordino né altrove. La Procura ha già spiegato ai lavoratori che ogni azione è mirata, oltre che alla scoperta della verità, a garantire la loro sicurezza. Contestualmente proseguono anche le indagini di natura ambientale relative al nuovo sequestro deciso lunedì dal procuratore Giampiero Di Florio. L’inchiesta è quindi destinata a durare fino a quando sul tavolo del magistrato non arriveranno tutte le relazioni degli investigatori. «Il procuratore però ci ha detto che ci aiuterà», ripetono i lavoratori, «noi speriamo ci venga data comunque la possibilità di lavorare mentre l’inchiesta va avanti». (p.c.)
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