Nuova ispezione nella casa del delitto

16 Dicembre 2021

I carabinieri tornano in via Albanese a caccia di altri indizi: restano due gli indagati per la morte di Ciammaichella

CHIETI. Nuovo sopralluogo nella casa popolare di via Albanese, a Chieti, dove il 10 novembre scorso è stato scoperto il cadavere di Francesco Ciammaichella, quarant’anni, ucciso con un colpo alla testa sferrato con una mazza da minigolf. Due giorni fa i carabinieri della sezione operativa della compagnia teatina sono tornati nell’appartamento del quartiere Sant’Anna. L’ispezione è andata avanti per un paio d’ore in una scena del crimine che gli stessi inquirenti, al termine del sopralluogo del Reparto investigazioni scientifiche di Roma scattato otto giorni dopo l’omicidio, avevano descritto come «piuttosto particolare, perché lascia aperti molti interrogativi».
L’obiettivo è ricostruire nel dettaglio tutte le fasi del delitto per il quale sono indagati due vicini e amici di Ciammaichella: Cristian De Leonardis, 47 anni, che abita sullo stesso pianerottolo della vittima e che ha lanciato l’allarme telefonando al 118 dopo il ritrovamento del corpo, e Silvia Capuzzi, 57 anni, che vive nella palazzina accanto. Entrambi sono stati interrogati nelle scorse settimane dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca. L’uomo è rimasto in assoluto silenzio. «L’interrogatorio è uno strumento di difesa. E De Leonardis non ha nulla da cui difendersi», ha detto l’avvocato Marco Femminella, uscendo dagli uffici giudiziari di via Spaventa. La donna, assistita dall’avvocato Emanuele Calista, ha invece risposto alle domande del pm dichiarandosi completamente estranea ai fatti e fornendo indicazioni per ricostruire il contesto in cui viveva Ciammaichella, che percepiva il reddito di cittadinanza e aveva una cerchia relazionale piuttosto ristretta.
La svolta alle indagini potrebbe arrivare dagli esami di laboratorio che sta svolgendo il Ris. In particolare, c’è un’orma di scarpa che, per la posizione in cui è stata trovata, potrebbe appartenere all’assassino. I militari hanno iniziato a prelevare dai reperti le impronte e i campioni biologici che, successivamente, andranno comparati con quelli acquisiti dagli indagati. Fondamentali, per scovare impronte digitali, saranno gli accertamenti sull’arma del delitto, trovata imbrattata di sangue a poca distanza dal cadavere. I carabinieri danno la caccia anche a eventuali tracce ematiche della vittima sulle scarpe e sui vestiti sequestrati agli indagati.
Gli investigatori, durante le perquisizioni ordinate a distanza di tre giorni dall’omicidio, hanno sequestrato magliette, felpe, biancheria intima, pantaloni, calzature e indumenti che si trovavano in lavatrice. Il movente resta un mistero, anche se tutto lascia pensare che si sia trattato di un delitto d’impeto al culmine di una lite.