Nuova sede di protezione civile: apertura rimandata da due anni

Dopo i lavori da 900mila euro terminati nel 2019, il centro operativo comunale resta ancora chiuso Ma l’assessore Bomba avverte: «La struttura non è stata ultimata, noi siamo pronti a completarla»
LANCIANO . Ultimato da più di due anni, costato quasi 900mila euro e 4 anni tra pastoie burocratiche e lavori, è ancora chiuso: è il Centro comunale di protezione civile (Coc) realizzato a Re di Coppe. Un lucchetto al cancello sbarra le porte di quella che doveva essere una «struttura moderna e funzionale» di protezione civile, voluta dall’ex giunta Pupillo, che unisce Lanciano ad altri 9 Comuni (Frisa, San Vito, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Treglio, Sant’Eusanio del Sangro, Castel Frentano, Mozzagrogna e Santa Maria Imbaro) nella gestione delle emergenze. Nel giugno 2019 mancavano solo gli arredi interni per l’apertura, ma non sono mai arrivati. «E neanche ordinati», precisa l’assessore ai lavori pubblici Paolo Bomba (FdI), «la struttura è stata lasciata all’abbandono, va ultimata e resa fruibile».
LA STRUTTURA Nel giugno 2019 l’ex assessore ai lavori pubblici Giacinto Verna annunciava la fine dei lavori al Coc: «La moderna struttura in acciaio gialla e grigia è ultimata», diceva. «Manca la sistemazione dell’area esterna, di cui ci stiamo già occupando, e di acquistare gli arredi. Poi apriremo questa sede di Protezione civile moderna, funzionale, efficiente, a garanzia della sicurezza in caso di calamità naturali ed emergenze, di un territorio che abbraccia 10 comuni». Un “poi” lungo due anni e mezzo visto che la sede stessa - chiamata a sostituire quella attuale di Marcianese -, è ancora chiusa. Una gestazione lunga quella del Coc, iniziata nel 2014, che ha preso forma con un bando fatto nell’agosto 2017. Al progetto originario finanziato dalla Regione per 649.650 euro, il Comune ha dovuto aggiungere un mutuo di 237.588 euro per abbattere e bonificare la parte dell’ex mattatoio. Poi nel 2018 ci sono stati alcuni intoppi proprio per l’abbattimento dell’ex mattatoio e la bonifica del sito dall’amianto. E ancora, l’attesa da parte del Genio civile del certificato antisismico dell’opera ha bloccato i lavori per mesi, fino ad arrivare al 30 maggio 2019 con la fine dei lavori. Almeno di quelli strutturali, perché bisognava sistemare gli arredi. C’era anche un preventivo di circa 15mila euro e una gara da fare per aprire la struttura che, con il campo di calcio sistemato, avrebbe rivitalizzato la contrada Re di Coppe, Ma di scrivanie, pc e altro materiale non c’è traccia e il moderno edificio è chiuso da due anni e mezzo, da ben prima dello scoppio della pandemia.
I LAVORI «Non c’è traccia neanche della gara di appalto per gli arredi e per la sistemazione dell’area esterna, ho appena preso contatti con la ditta per ultimarla», precisa l’assessore Bomba. «Ho ripreso il progetto perché sapevo che l’opera era pronta e non aveva senso averla lì, fatta, ma non utilizzata. Invece non è così. La struttura è stata lasciata a sé stessa. Così ho incontrato la ditta che effettuerà i lavori esterni appena le condizioni climatiche lo permetteranno. Per gli arredi bisognerà fare un elenco del materiale da comprare e poi eventualmente una gara. Completeremo il Coc, che è importante anche in questa fase della pandemia, e lo renderemo finalmente fruibile».
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