Obiettivo Alimonti: prolungare la Cigs
Incontro in Regione, chiesto un vertice col ministero. Oggi la seconda asta: sindacati pessimisti
ORTONA. Una proroga della cassa integrazione straordinaria. E' l'unico obiettivo fissato con certezza alla seconda tornata del tavolo regionale sulla vertenza Alimonti. L'incontro presieduto dal sottosegretario alla Presidenza Camillo D'Alessandro nella sede della Regione a Pescara ha sortito per ora una richiesta di convocazione al ministero del Lavoro a Roma, dove gli abruzzesi chiederanno di prolungare la Cigs per mantenerla compatibile con i tempi di svolgimento delle aste nell'ambito del concordato preventivo. I tempi sono stretti, visto che la cassa in vigore scade il 27 settembre e un'eventuale proroga va ottenuta senza compromettere la continuità del reddito per i 90 dipendenti Alimonti sparsi tra l'Abruzzo (Ortona e Guardiagrele) e la Capitale dove c'è la Romana macinazione sulla via Flaminia. E oggi, allo studio Plasmati di Chieti, è atteso l'esito della seconda asta su cui è però già pessimista Franco Pescara, segretario regionale di Fai-Cisl. «Trattandosi di un'apertura di offerte a prezzo invariato rispetto alla prima asta di luglio», dice, «e con opzione ristretta al solo acquisto degli stabilimenti Alimonti, c'è da attendersi ancora una volta un nulla di fatto, anche se i commissari Trinelli, Di Giacomo e Di Battista non hanno anticipato particolari nel corso dell'incontro in Regione». Non c'erano invece rappresentanti del Molino Alimonti, il cui amministratore delegato aveva comunicato soltanto venerdì scorso per fax, a uffici regionali chiusi, la sua indisponibilità per motivi personali. «La comunicazione», spiega Pescara, «è così divenuta nota soltanto pochi minuti prima dell'apertura del tavolo, ed è un peccato che ancora una volta la famiglia Alimonti abbia scelto di defilarsi dalla discussione. E', del resto», critica il segretario di Fai, «un atteggiamento purtroppo ben noto, che oltre a testimoniare un disinteresse dell'azienda nei confronti dei suoi lavoratori, rappresenta la prosecuzione naturale di quella strategia dimostratasi di fatto perdente che ha precluso fin dall'inizio della crisi ogni dialogo con i lavoratori, il sindacato e le istituzioni che forse, interpellate per tempo, avrebbero potuto evitare che si arrivasse al concordato preventivo tra i creditori». L'asta che si chiude oggi è la seconda di sette che dovrebbero tenersi in tempi sempre più ravvicinati, forse entro il 2014.
Francesco Blasi
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