Onu, Ue e Italia: impegno per salvare il pianeta
La plastica rappresenta il 95% dei rifiuti in mare aperto e l’Europa ne è il secondo produttore al mondo, dopo la Cina. Rapporti recenti dell’European Environmental Agency stimano che vengono...
La plastica rappresenta il 95% dei rifiuti in mare aperto e l’Europa ne è il secondo produttore al mondo, dopo la Cina. Rapporti recenti dell’European Environmental Agency stimano che vengono riversate in mare quantità di macroplastiche che vanno dalle 150mila alle 500mila tonnellate l’anno. A cui si aggiungono le microplastiche che vanno dalle 70mila alle 130mila l’anno. Sono queste ultime che vengono ingerite dai pesci, per cui si stima che tra pochi decenni non sarà più possibile mangiare pesce. Il problema della plastica in mare è considerato una delle priorità del programma ambientale europeo già a partire dalla direttiva quadro 2008/56/CE, la Marine Strategy. La direttiva è stata recepita in Italia con il decreto legislativo 190 del 2010 e poi rafforzata con la strategia per la plastica nell’economia circolare della Commissione europea adottata a dicembre 2015, poi ridefinita con il provvedimento del 16 gennaio 2018. La legislazione comunitaria è comunque in continua evoluzione. A livello italiano la problematica è stata di recente trattata nel disegno di legge “Salvamare” del 4 aprile scorso. La riduzione dei rifiuti marini è fondamentale anche per conseguire l’obiettivo 14 di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu.

