Orario rigido? «Non penalizziamo nessuno»

L’assessore Marchesani e i dipendenti comunali: senza l’ingresso flessibile si hanno regole certe
VASTO. «Da parte dell’amministrazione comunale non c’è alcuna volontà di penalizzare i dipendenti, ma solo quella di fissare regole certe». L’assessore al personale Lina Marchesani spiega le ragioni che hanno spinto l’ente a rivedere l’orario di lavoro con un nuovo regolamento non ancora entrato in vigore. Per i ritardatari incalliti si prevede un giro di vite: arrivare in ufficio con sedici minuti di ritardo, per aver accompagnato il bambino a scuola o in piscina, comporterà una decurtazione di mezz’ora.
Il disciplinare, sottoposto all’attenzione delle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie), introduce anche la eliminazione d’ufficio delle ferie maturate dal dipendente e non fruite nei termini del 30 aprile. Insomma, regole più rigide rispetto a quelle in vigore a tutt’oggi, che consentono di arrivare sul posto di lavoro alle 7,30, cioè mezz’ora prima dell’apertura degli uffici (8.00).
«Si tratta solo di una proposta che discuteremo con i sindacati», spiega Marchesani, «lo spirito è quello di avere regole certe, in linea con quanto succede in altri enti, senza la minima intenzione di penalizzare i lavoratori o le lavoratrici che avranno tutto il tempo necessario per portare i figli a scuola. Sono convinta che i dipendenti non avranno alcuna difficoltà ad adeguarsi alle nuove disposizioni, il cui intento non è quello punitivo», rimarca la delegata della giunta guidata dal sindaco Luciano Lapenna.
Vertono su alcuni punti le principali contestazioni dei sindacati, che contrari ad un orario di lavoro “rigido”, considerano la flessibilità in entrata e in uscita «una conquista di civiltà da parte del lavoratore, al pari della settimana corta». A ribadire l’importanza di questo principio è stato il sindacato autonomo Diccap che ha presentato alcune osservazioni e proposte di emendamenti al nuovo regolamento. Il disciplinare introduce limitazioni anche per le mancate timbrature che, com’è noto, possono essere ricondotte a cause diverse quali dimenticanze, malfunzionamenti, smagnetizzazioni, anomalie tecniche. Anche in questi casi le Rsu chiedono di distinguere «tra mere dimenticanze ascrivibili alla responsabilità del dipendente e altre cause estranee alla sua volontà». Insomma, vengono chiesti correttivi prima che il disciplinare entri in vigore e, da parte della giunta comunale sembra esserci la disponibilità a venire incontro a quelle richieste sindacali che appaiono più congrue.
Anna Bontempo
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