Bimbi del bosco, Pillon farà ricorso contro l’ordinanza: «Soluzione lontana»

Parla l’avvocato della famiglia Trevallion: «Violate la Costituzione e tutte le convenzioni sovranazionali»
PALMOLI. «Si tratta certo di un significativo passo in avanti rispetto alla situazione attuale, ma spiace dover prendere atto che il lungo percorso giudiziario pare ancora lontano dal necessario e auspicabile pieno ricongiungimento familiare». Così l’avvocato Simone Pillon, che assiste i genitori del bosco di Palmoli, commenta l’ultima ordinanza.
«Con tutto il rispetto per il tribunale», continua il legale, «la difesa dei coniugi Birmingham-Trevallion non può infatti esimersi dal rappresentare alcuni ulteriori aspetti che a suo avviso meritano di essere corretti nel superiore interesse dei minori». In primo luogo, «a causa del ritardo nella decisione, è stato di fatto negato il diritto dei minori a trascorrere almeno qualche giorno di vacanza con mamma e papà. Si auspica che tali periodi siano presto recuperati».
In secondo luogo, «non sono stati presi in considerazione dai giudicanti i ripetuti richiami degli esperti della Neuropsichiatria infantile, della difesa, della stessa Consulente tecnica d’ufficio e, in misura diversa, anche delle altre parti in ordine alla necessità di un immediato e definitivo rientro in famiglia e al rischio per la salute dei minori causato dal permanere del collocamento extrafamiliare».
In terzo luogo, «la eccessiva gradualità e l’incertezza sul ricongiungimento non sono giustificabili con la situazione familiare che non è affatto a rischio abusi e ha ampiamente risolto le criticità abitative e relazionali inizialmente contestate. È come se il tribunale fosse rimasto ancorato a precedenti valutazioni che ormai sono ampiamente superate dai fatti».
Pillon reputa «contrario all’articolo 30 della Costituzione e a tutte le convenzioni sovranazionali in tema di libertà educativa l’emanato ordine che sembra essere orientato a mantenere i minori in casa famiglia finché i genitori non mostreranno di aver accettato l'iscrizione dei bambini alla scuola pubblica, in luogo dell’istruzione parentale preferita dalla coppia. Come certamente ben noto, il collocamento extrafamiliare è una misura gravemente invasiva, che può essere giustificabile solo in presenza di condotte di abuso o violenza, ma non certo per imporre ai genitori di rinunciare alla libertà di scelta del percorso scolastico per i loro figli». Pillon annuncia che sarà presentato reclamo alla Corte d’appello. «In ogni caso», conclude, «sarà garantita da parte di tutti la piena collaborazione con la tutrice, la curatrice e il servizio affidatario nell’applicazione provvisoria del decreto».
Per l’avvocata Alessandra De Febis, garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, «oggi si apre una prospettiva concreta di ritorno alla famiglia. Questo risultato è la vittoria dei diritti dei ragazzi, non di una parte contro l’altra».
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