Ortaggi nei siti contaminati

Allo Scalo terreni agricoli vicino alle aree inquinate da sostanze tossiche
CHIETI. Campi coltivati accanto ai siti contaminati di Chieti Scalo. «Aree ad uso agricolo con colture di vario tipo», soprattutto ortaggi, a ridosso dei terreni della zona industriale avvelenati da un lungo elenco di sostanze tossiche, alcune cancerogene: tricloroetilene, cloruro di vinile, 1.1 dicloroetilene, tetracloroetilene e 1.2 dicloropropano. A confermare la presenza dei terreni coltivati all'interno del Sir dello Scalo (Sito di interesse regionale per l'inquinamento) è un documento di 20 pagine trasmesso al Comune. Si tratta del piano di caratterizzazione delle aree di proprietà della Sixty Log in via Penne, a circa 500 metri dal fiume Pescara. Il 7 novembre prossimo, a partire dalle 10, nella sede del Comune in via delle Robinie, ci sarà una Conferenza dei servizi per «approfondire» il progetto degli interventi proposto della Sixty Log per «definire/individuare eventuali sorgenti di potenziale contaminazione nella zona sud-ovest dello stabilimento ex Neca-Farad»: le aree interne ed esterne della Sixty Log, già al centro di un intervento di messa in sicurezza di emergenza nel 2013 con la costruzione di due pozzi profondi 18 metri per il trattamento delle acque sotterranee prima dell'immissione nelle fogne, devono essere bonificate. Finora, la prima messa in sicurezza non è bastata a contenere del tutto l'inquinamento: un rapporto sui siti contaminati di Chieti Scalo, sulla base degli ultimi campionamenti eseguiti nel luglio 2016, attesta che la contaminazione del sito Sixty Log si è abbassata ma rivela anche «la necessità di continuare con l'emungimento e il trattamento delle acque sotterranee». Ora, però, c'è un'altra emergenza: in un'area demaniale a valle della fabbrica, il Comune ha trovato alte concentrazioni di cloruro di vinile. Valori fino a 8 volte superiori al massimo consentito. E in questa zona di veleni non ci sono soltanto le imprese ma anche diverse abitazioni e campi coltivati. A descrivere l'area è proprio il piano di caratterizzazione della Sixty Log curato da un geologo di Lanciano, Massimo Ranieri: «Intorno allo stabilimento sono presenti per lo più insediamenti industriali», dice il documento, «anche se non mancano alcune abitazioni civili sia a nord che a ovest (località Molino Canosa). In prossimità del fiume Pescara sono inoltre presenti aree ad uso agricolo con coltivazioni di vario tipo».
Nella prossima Conferenza dei servizi, guidata dal funzionario responsabile del procedimento Mario Salsano, si parlerà anche di come chiudere una vecchia discarica presente nel sito della Sixty Log: è dal 2003 che quell'area, in cui in passato si stoccavano resti di fonderia, attende di essere bonificata. A settembre scorso, la Sixty Log ha presentato un nuovo progetto che sarà messo discussione.
«L'invaso della discarica», spiega il piano di caratterizzazione, «è stato utilizzato per accogliere terre e sabbie esauste di fonderia in attesa di essere consegnate a terzi per il riutilizzo come materia prima secondaria per rilevati e sottofondi stradali». L'area della vecchia discarica, secondo la Sixty Log, sarebbe dovuta diventare «un anello viario per la mobilità dei mezzi all'interno del complesso». Sul primo progetto di chiusura della discarica Regione e Arta avevano espresso riserve: nel 2011 la Regione aveva detto che la proposta progettuale risalente al 2003 «è priva di qualsiasi autorizzazione regionale» e l'Arta di Chieti aveva definito quell'intervento «non rispondente alle prescrizioni previste dall'autorizzazione di cui alla delibera di giunta regionale 7898 del 1988 né risulta essere stata presentata mai una richiesta all'Arta per una modifica sostanziale dell'impianto per adeguarlo alle previsioni di legge vigente o per la chiusura in base a progetto autorizzato».
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