Ospedale di zona disagiata Via libera per il San Camillo

20 Novembre 2018

Atessa. L’assessore Paolucci invierà una direttiva alla Asl per l’apertura immediata C’è anche l’ok del tavolo di monitoraggio. Borrelli: «Passo in avanti importante» 

ATESSA . L’ospedale di area disagiata si farà: la Regione si impegna a inviare alla Asl la direttiva per l’apertura immediata. Un progetto iniziato nel consiglio comunale del novembre 2017 trova finalmente attuazione. Ieri il sindaco Giulio Borrelli e il presidente del consiglio comunale, Enrico Flocco, hanno chiesto alla Regione di dare immediata attuazione al riconoscimento di Atessa come ospedale di area disagiata, tenuto conto che al tavolo romano di monitoraggio, riunitosi lo scorso 14 e 15 novembre, non è venuta nessuna obiezione su questo capitolo della riprogrammazione della rete ospedaliera abruzzese. La richiesta è stata avanzata in un incontro a Pescara, con il presidente vicario, Giovanni Lolli, l’assessore alla sanità, Silvio Paolucci e il capo del dipartimento sanità, Angelo Muraglia. La Regione si è impegnata a inviare, nei prossimi giorni, la direttiva alla Asl Lanciano Vasto Chieti per l’immediata attivazione dell’area disagiata ad Atessa, a cominciare dalla riapertura del pronto soccorso con i ricoveri nei reparti. «Stamane abbiamo fatto un altro passo essenziale verso il riconoscimento del nostro ospedale», afferma Borrelli. «Il giudizio finale lo daremo quando vedremo la riapertura dei reparti». La svolta sulla strada del riconoscimento dell’ospedale di Atessa si è avuta con le delibere di giunta regionale del 7 novembre del 2017 (il giorno dopo il consiglio comunale con la partecipazione di 40 sindaci del territorio) e del 17 gennaio 2018 che hanno cambiato i precedenti orientamenti programmatori della Regione. Per Atessa, infatti, era stata decisa la riconversione del presidio ospedaliero in struttura territoriale per pazienti anziani cronici. Il tavolo di monitoraggio sulla riorganizzazione dell’intera rete ospedaliera abruzzese ha rilevato delle criticità che riguardano i Dea di secondo livello di Chieti-Pescara e L’Aquila-Teramo e non quindi Atessa. La conversione in ospedale di zona disagiata prevede, oltre al pronto soccorso, poliambulatorio, dialisi, cinque specializzazioni di base per il San Camillo: lungodegenza con più giorni di degenza; riabilitazione adeguatamente implementata; day-surgery che deve raccogliere una parte della tradizionale chirurgia atessana; diagnostica per immagini ed endoscopia. Atessa ha ottenuto in sostanza che il San Camillo non fosse riconvertito in Pta (ospedale di comunità), luogo per curare gli anziani cronici, geriatrici, ma fosse trasformato in ospedale di area disagiata, in considerazione del fatto che Atessa è un paese-cerniera tra una vitale zona industriale (vitale per tutto l’Abruzzo) e un entroterra disagiato, montano e di alta montagna. Incrociando le dita, Atessa e un intero territorio hanno ottenuto un ottimo risultato.
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