Ospedale, il Pd e i 5 Stelle attaccano Schael

30 Giugno 2022

Fina e Stella: «La gestione è disastrosa, pronto soccorso nel caos e penoso dietrofront su Geriatria»

CHIETI. Partito democratico e Movimento Cinque Stelle all’attacco del manager Asl Thomas Schael. «Penoso quanto accaduto a Chieti», dice il segretario regionale Pd Michele Fina, «rappresenta l’incapacità di questa amministrazione regionale». Fina si riferisce in particolare «all’annunciata chiusura del reparto di Geriatria, la mancata partecipazione al consiglio comunale dei rappresentanti istituzionali della Regione e del direttore della Asl, la maldestra, sebbene dovuta, retromarcia del direttore su Geriatria solo il giorno successivo». Il segretario dem plaude invece all’azione portata avanti dal sindaco del Pd Diego Ferrara e dai consiglieri regionali del partito: «Sosteniamo il lavoro e l’impegno del sindaco di Chieti, costretto a rendersi baluardo della sanità del suo territorio, e del nostro gruppo in consiglio regionale, a cominciare dal capogruppo Silvio Paolucci, che non manca di denunciare la mancanza di strategia e programmazione». Sulla stessa linea anche la consigliera regionale M5S Barbara Stella che accusa Schael di fare «scelte fallimentari» e insiste sui problemi del pronto soccorso teatino: «I dati che la Asl 2 mi ha fornito sul pronto soccorso di Chieti non fanno che confermare quanto da troppo tempo denuncio», dice, «le lunghe attese che i cittadini lamentano possono sicuramente essere ricondotte a una carenza cronica di personale medico e infermieristico». I tempi medi di attesa, dice la consigliera, sono «molto più lunghi di quanto previsto anche dalle linee guida nazionali sul triage intra ospedaliero. Dai dati, relativi al primo trimestre del 2022, risulta che nel pronto soccorso ci sono mediamente solo 4 dirigenti medici e 8 infermieri per ogni turno, i quali devono rispondere a circa 100 accessi giornalieri. Se consideriamo i pazienti in codice giallo, assegnato a chi si trova in condizioni a rischio di peggioramento e che prevede un’attesa limitata per l’accesso alle aree di trattamento, questi hanno un tempo di attesa medio attorno ai 90 minuti e che in alcuni casi supera anche le 2 ore. Eppure», conclude la consigliera, «le nuove linee guida nazionali prevedono un tempo massimo di 15 minuti, proprio perché si tratta di pazienti con rischio di compromissione delle funzioni vitali». (a.i.)
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