Ospedale, mancano gli infermieri I sindacati: «Pronti a scioperare»

Protesta anche per la carenza di operatori sanitari e macchinari: «Il Renzetti muore nell’indifferenza» I dipendenti in stato di agitazione: «Ora l’azienda metta in condizione il personale di poter lavorare»
LANCIANO . «Senza personale e strumenti gli ospedali di Lanciano e Vasto stanno morendo nell’indifferenza dell’azienda sanitaria. Adesso basta». Indicono lo stato di agitazione i sindacati degli infermieri Nursind, Nursing Up, e le sigle Cgil, Cisl, Uil, Usb e Fsi per spingere l’azienda sanitaria, e in particolare il direttore generale Thomas Schael, a dare risposte concrete alle carenze del Renzetti di Lanciano e del San Pio di Vasto cresciute enormemente negli due ultimi anni. Carenze che si ripercuotono sui dipendenti, costretti spesso a doppi turni e sugli utenti, costretti a viaggi della speranza anche per esami più banali.
PERSONALE Pensionamenti non sostituiti, carenze croniche di infermieri, operatori socio sanitari (oss), primari, coordinatori: ogni reparto degli ospedali di Lanciano e Vasto è in affanno. «La situazione è diventata drammatica», denunciano i sindacati, «regna il caos nei due presidi che hanno problemi speculari tra personale e macchinari che mancano e che non permettono agli utenti di usufruire dei servizi di cui hanno diritto. La Asl sta portando gli ospedali ad una morte per sfinimento». «Al Renzetti la mancanza cronica di infermieri si acuisce con quella degli oss», denunciano Patrizia Bianchi, referente regionale del Nursing Up e Vincenzo Pace, segretario provinciale Nursind, «con una graduatoria bloccata, la Asl ha impedito a molti operatori di lavorare persino in altre aziende. Ci sono professionalità interne, persone con titoli, rimasti a fare gli ausiliari perché l’azienda non ha dato loro il nulla osta per spostarsi. Si continuano a favorire le cooperative esterne che hanno costi ingenti per l’azienda sia economici che di personale che si forma e poi va via». E la situazione non è migliore per i coordinatori infermieristici. Queste figure strategiche per l’attività dei reparti, di collegamento tra necessità organizzative, clinico-assistenziali e obiettivi aziendali continuano a sobbarcarsi più unità contemporaneamente e che sono pure prive di primari. «Al Renzetti molti reparti sono guidati da facenti funzione da anni: Chirurgia, Neurologia, Ortopedia, Radiologia, Gastroenterologia, Odontostomatologia, Patologia clinica hanno primari andati in pensione da tempo e non sostituiti», riprendono Bianchi e Pace, «e ci sono anche reparti senza medici, come Urologia».
MACCHINARI «Ma al peggio non c’è fine, perché il personale boccheggia e deve pure fare i conti con strumenti obsoleti o che non ci sono», riprendono i sindacati. «E non si parla di strumenti importanti come la risonanza ma anche di più “semplici” come il flussimetro a Vasto rotto da 4 anni, o la colonna laparoscopica per la chirurgia che era stata presa per il San Pio ed è stata dirottata a Chieti», evidenzia Raffaello Villani, segretario della Fsi, che denuncia anche la mancata manutenzione dell’ospedale, come la Cardiologia. Al Renzetti è anche peggio, con cantieri per la rimozione dell’amianto dai pavimenti non ancora chiusi dopo 6 anni. «Per fare un esempio delle carenze nei macchinari c’è la Gastroscopia, dove c’è un colonscopio e un gastroscopio, mentre ne erano 8 fino a poco tempo fa», spiegano Bianchi e Pace. «Eppure ad Atessa ci sono questi strumenti non utilizzati e non si capisce perché non si possano prendere anziché lasciarli rovinare». E che dire dell’Oculistica? Il laser e lo strumento per il campo visivo sono rotti da tempo e per questi esami si va a Chieti. La tac del 2007 continua a rompersi, quella nuova doveva arrivare ma la stanza dove deve essere sistemata non è stata ultimata. «Che risposte si possono dare alla popolazione di un territorio vasto che ha diritto alle cure senza dover affrontare viaggi della speranza anche per un semplice esame? Risposte che i due ospedali possono assicurare se l’azienda mettesse il personale in condizione di poter lavorare», chiudono i sindacati. «E per avere risposte siamo pronti allo sciopero».
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