Ospedale, posti letto tutti occupati «La mascherina come il vaccino»

3 Novembre 2020

Jacopo Vecchiet, primario di Malattie infettive: «I numeri raddoppiano di settimana in settimana» I consigli dell’esperto: l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale può favorire l’immunità al virus

CHIETI. L’ospedale Santissima Annunziata si riempie. Con la ripresa dell’emergenza Covid non ci sono più posti letto, soprattutto dopo che uno dei due reparti di Medicina è stato riconvertito in reparto Covid. Già i due reparti di Medicina soffrivano normalmente, soprattutto nel periodo invernale, ora i 18 posti letto in meno, destinati ai pazienti affetti da coronavirus (più altri 18 per i casi sospetti), mettono in crisi tutti gli altri reparti ospedalieri. Anche la Pneumologia è piena di pazienti Covid, oltre ovviamente a quello di Malattie infettive. L’ospedale teatino non ha una rianimazione per i pazienti affetti da coronavirus (in questo caso i malati vengono trasferiti a Pescara) anche se possiede due posti di rianimazione Covid, entrambi attualmente occupati. La crescita dei contagi suscita allarme sulla tenuta del sistema ospedaliero. La Asl corre ai ripari, ridisegnando spazi, riconvertendo strutture, dentro e fuori l’ospedale, e anche assumendo personale. Ma tutto resta correlato con la corsa dei contagi.
I NUMERI Venerdì 23 ottobre i pazienti affetti da coronavirus ricoverati all’ospedale erano una quarantina. Mercoledì scorso erano raddoppiati. I 19 posti letto di Malattie infettive, reparto diretto da Jacopo Vecchiet, sono tutti pieni. «Facciamo anche molte dimissioni», dice il primario che è anche docente universitario alla d’Annunzio, «ma i posti si riempiono subito». Nei mesi di luglio, agosto e settembre, nel reparto c’erano in media solo 2 pazienti Covid ricoverati. «I numeri che raddoppiano di settimana in settimana senza dubbio ci allarmano», dice il medico. Per lo più i pazienti Covid ricoverati sono adulti, non per forza anziani e con patologie pregresse.
LA MASCHERINA Secondo il docente universitario l’unico metodo per arginare l’emergenza sanitaria è la prevenzione. Le regole sono sempre le stesse: mascherina, distanziamento e lavaggio frequente delle mani che, dice Vecchiet, «hanno più o meno lo stesso effetto di un vaccino. E inoltre bloccano anche il virus influenzale. In questo modo tutti possiamo fare qualcosa per ridurre la diffusione del virus». Il professore non vuole lanciare messaggi allarmisti, ma non nasconde la preoccupazione. «Come medico sono preoccupato», conferma, «le strutture sanitarie hanno reagito e stanno reagendo ancora bene, ma bisogna stare allerta. Il lockdown, pur molto doloroso, ha funzionato. La riduzione della circolazione delle persone ha ridotto anche quella del virus e per un certo numero di mesi abbiamo vissuto di rendita. Poi forse sono arrivati messaggi che hanno illuso o confuso la popolazione. E ora ci troviamo di nuovo in affanno». Non manca, però, una considerazione ottimista: «Credo e spero che questa seconda ondata ci consentirà di gestire meglio i pazienti. Molti dei nuovi casi arrivano per fortuna filtrati dal medico di base e dalle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale). C’è dunque più spazio di manovra, possiamo usare dei farmaci che abbiamo iniziato a utilizzare mesi fa e abbiamo visto che funzionano».
LA RIORGANIZZAZIONE L’azienda sanitaria locale diretta da Thomas Scheal intanto si riorganizza. Oltre alla creazione di reparti Covid, che però sottraggono posti a chi soffre di altre patologie, cerca anche spazi e personali da dedicare all’emergenza da coronavirus. È in programma la creazione di un’area per i casi Covid clinicamente sospetti con 18 posti letto. Si pensa anche allo spostamento di alcuni laboratori nei distretti sanitari, per recuperare ulteriore spazio. Ci sono state anche delle assunzioni: sette medici sono stati destinati alle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale), che sono in attività a Chieti, Francavilla al Mare, Guardiagrele, San Vito Chietino, Atessa, San Salvo e Gissi. L’azienda sanitaria sta inoltre rafforzando il numero degli operatori addetti al cosiddetto contact tracing, il tracciamento dei contatti, e anche per questo settore sono stati assunti altri sette medici.