Ospedale, protesta il personale: «Più assunzioni per l’emergenza»

9 Gennaio 2022

Infermieri e operatori trasferiti nel reparto Covid a Chieti: presidio dei sindacati davanti al Renzetti È polemica per le attività ridotte: «Mancata programmazione, così si creano disagi ai pazienti»  

LANCIANO . «Assumere infermieri e operatori socio sanitari (oss) attingendoli dalle graduatorie già disponibili se servono per la Medicina Covid di Chieti e non sottrarli da Lanciano e Ortona, dove già mancano, dimezzando attività importanti come quelle chirurgiche e gli interventi per tutti quegli utenti che non sono malati Covid ma hanno altre patologie da curare». Protestano davanti l’ospedale Renzetti i sindacati Nursind, Nursing up e Cgil funzione pubblica, alla presenza anche del sindaco di Lanciano Filippo Paolini, del segretario provinciale Pd Leo Marongiu, del consigliere regionale Francesco Taglieri (M5S)e di quello comunale Giacinto Verna. A far scattare il sit-in è stata la disposizione Asl che da venerdì ha previsto lo spostamento di 17 infermieri e 6 operatori socio sanitari (oss) dagli ospedali di Lanciano e Ortona a Chieti, dove è stato attivato un nuovo reparto di Medicina Covid, che ha comportato l’accorpamento di Chirurgia e Otorino, con taglio dei posti letto a 12 al Renzetti, e ad Ortona la chiusura del reparto di Chirurgia-Ortopedia e del blocco operatorio. In pratica le attività chirurgiche sono state sospese, gli interventi programmati bloccati, per attivare un nuovo reparto Covid a Chieti, mentre quello di Medicina Covid di Atessa resta vuoto. «Siamo in emergenza da due anni non da oggi», dice Patrizia Bianchi, consigliere regionale Nursing up, «le ondate erano già previste, non è stata invece prevista dalla Asl una programmazione adeguata e lungimirante con nuove assunzioni, come fatto da Pescara. Più facile trasferire infermieri e oss da Lanciano e Ortona penalizzando così due ospedali, operatori e utenti».
«Era la scelta peggiore che si potesse fare quella di ridurre le prestazioni chirurgiche», aggiunge Vincenzo Pace, segretario provinciale Nursind, «anche perché non era un’ondata inaspettata. La Asl dia seguito alle assunzioni. Da ottobre erano previste quelle di 100 oss, ma non ci sono. Devono poi ripristinare le graduatorie vigenti degli infermieri». «La cattiva organizzazione si ripercuote sui lavoratori e pure sui pazienti con i servizi che vengono meno», sottolinea Carmine Gasbarro, segretario provinciale Cgil. «Se nel pieno di una pandemia si costringono gli infermieri a scendere in piazza a protestare», aggiunge Marongiu, «si certifica la sconfitta della politica sanitaria regionale sulla pandemia e non solo, di questi due anni». «Se all’inizio c’era solo la sensazione della volontà di Asl e Regione di chiudere questo ospedale, oggi questa sensazione è realtà ed è frutto di una cattiva programmazione», continua Verna. «Attualmente nulla è cambiato nella rete ospedaliera in funzione dell’emergenza», chiude Taglieri, «ma non si capisce perché il Renzetti che doveva essere l’ospedale strategico nella pandemia, oggi viene smantellato, privato di operatori, reparti, servizi e posti letto. È una vergogna senza fine».
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