PalaUda, gli utenti trovano chiuso Il caos vaccini arriva in procura

In una cinquantina rimangono senza dose nonostante siano muniti di un regolare appuntamento Proteste e tensione per i disagi, la polizia municipale ipotizza l’interruzione di pubblico servizio
CHIETI. Sono andati al PalaUda per la vaccinazione, ma hanno trovato la porta chiusa. Niente più medici, niente più vaccini. È successo ieri al palazzetto dello sport di via dei Vestini, impianto che l’università d’Annunzio ha messo a disposizione della Asl per la campagna anti-Covid. Una cinquantina di persone – all’azienda sanitaria ne risultano però una ventina – dopo le quattro del pomeriggio si è presentata per immunizzarsi munita di regolare appuntamento, scoprendo però che l’ingresso era sbarrato. Sono seguiti proteste e momenti di tensione: sul posto sono arrivati la polizia municipale, i carabinieri e la Digos. Le testimonianze raccolte dai vigili urbani, coordinati dalla comandante Donatella Di Giovanni, hanno confermato la data dell’appuntamento per ieri pomeriggio e che nessuna disdetta era stata comunicata agli utenti. Sulla vicenda sarà inviata una segnalazione alla Procura della Repubblica di Chieti: l’ipotesi di reato, al momento, è interruzione di pubblico servizio.
Da lunedì scorso, il direttore generale della Asl Thomas Schael ha deciso di rivedere l’intero sistema vaccinale cittadino: nel tentativo di alleggerire il PalaUda, ha spostato tutte le prime dosi al vecchio ospedale, lasciando al palazzetto dello sport solo le seconde dosi. Ma, evidentemente, qualcosa è andato storto nell’avvisare chi era già prenotato prima della repentina riorganizzazione dettata dal manager. «Credo che le prenotazioni vengano gestite dal Cup della Asl e da Poste italiane», dice Rosa Borgia, responsabile del centro vaccinale del PalaUda, «è possibile che gli utenti non abbiano letto i messaggi che li avvisavano del cambiamento di orario o di luogo».
Il PalaUda è l’hub che sinora ha fatto i grandi numeri della vaccinazione a Chieti, grazie sicuramente all’abnegazione e alla professionalità di chi vi lavora, ma anche a scapito dell’utenza, spesso costretta a fare ore di fila con le alte temperature di questi giorni. In più occasioni sono scoppiate proteste tra chi, stanco di rimanere per lungo tempo sotto al sole, ha chiamato carabinieri e polizia. Senza contare che, all’interno del palazzetto dello sport, non c’è aria condizionata.
Nell’attesa di aprire una terza sede vaccinale in città, il manager ha deciso lo spostamento delle prime dosi al vecchio ospedale, disponendo che al PalaUda lo staff di Borgia lavorasse solo mezza giornata. In realtà, nei primi due giorni della nuova riorganizzazione, si è andati ben oltre. «Lunedì abbiamo finito alle 17, il giorno dopo fino alle 16», riferisce Borgia, «avremmo dovuto chiudere alle 14, ma purtroppo c’erano tante persone prenotate e siamo dovuti andare al di là dell’orario stabilito. È stato faticosissimo, abbiamo lavorato a spron battuto, ma da noi si fa di tutto per andare incontro all’utenza. Siamo da soli. Ci aiutano dall’università e ci aiuta la protezione civile, ma non quella comunale. C’è stato sicuramente un disguido nella prenotazione e diverse persone sono arrivate secondo il vecchio appuntamento. I miei collaboratori mi hanno riferito che sono giunti anche utenti che dovevano fare le prime dosi. Chiaramente», conclude Borgia, «questi disguidi possono accadere nei primi giorni in cui si passa da un’organizzazione all’altra».
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