Palazzo Henrici a rischio Crollano 10 metri di tetto

27 Dicembre 2017

Si apre uno squarcio sul prestigioso immobile di tre piani in corso Marrucino Ma l’ex sede dell’Iri School di De Nicola è sospesa tra concordato e inchieste

CHIETI. Il tetto di un palazzo storico del centro crollato; una società prima dichiarata fallita, poi salvata e ammessa a un concordato che, adesso, è stato giudicato «inammissibile» e «improponibile»; un maxidebito da milioni e milioni di euro con la ex Carichieti. È una storica di incroci pericolosi quella che porta in corso Marrucino 44, proprio al massiccio portone di legno di palazzo Henrici, ex sede della scuola paritaria Iri School College fondata dall’imprenditore di Francavilla Carmine De Nicola. Il tetto della palazzina nobiliare di tre piani presenta uno squarcio di una decina di metri: è sfondato e le tegole sono sprofondate nel piano sottostante dopo aver travolto almeno 15 travi di legno. Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco del comando provinciale di Chieti: sul portone con l’effigie di due leoni c’è ancora il nastro bianco e rosso che indica il pericolo. I residenti della zona più centrale della città hanno paura di crolli. Ma la palazzina si ritrova al centro di una storia intricata.
Società collegate. L’immobile di De Nicola fa parte delle proprietà della Opera Scolastica l’Ausiliatrice: è una società chiave della galassia di De Nicola. L’Opera era stata dichiarata fallita nel 2015 dal tribunale di Chieti su richiesta della procura di Pescara ma, con un ricorso alla Corte d’Appello dell’Aquila, De Nicola è riuscito a ottenere la revoca del fallimento e a strappare l’ammissione al concordato. È un passaggio centrale perché, con il fallimento della Opera, ditta legata a un’altra società di De Nicola, la Sicof impegnata nel campo immobiliare, la procura di Pescara aveva contestato il reato di bancarotta fraudolenta a De Nicola e ad altri 4 indagati per un presunto prestito “facile” da 14 milioni di euro concesso addirittura nel 2007 proprio all’imprenditore delle scuole private. Il pronunciamento della Corte d’Appello con la cancellazione del fallimento aveva fatto traballare l’inchiesta condotta dall’ex procuratore capo di Pescara Cristina Tedeschini e dalla pm Anna Rita Mantini. E il 4 aprile scorso, uno stralcio è stato trasferito da Pescara a Chieti ma, dopo 8 mesi, non se ne è saputo più niente.
Concordato in sospeso? Ma, davanti al tribunale fallimentare, la pratica dell’Opera non è rimasta ferma: il piano presentato da De Nicola per salvare l’Opera è stato esaminato e poi giudicato «inammissibile» e «improponibile». Con un decreto pubblicato il 4 dicembre scorso a firma del presidente del tribunale Geremia Spiniello e dei giudici Alberto Iachini Bellisarii e Nicola Valletta, la procedura è stata «definita» e «chiusa». Significa che, per adesso, l’Opera non è né fallita né sotto concordato: è una società come tutte le altre. Per questo, l’Opera non ha più un curatore fallimentare né un custode giudiziario: con la revoca del fallimento decisa dalla Corte d’Appello era stato revocato l’incarico al precedente curatore, Piergiorgio De Medio; a De Medio, durante la fase del concordato, è succeduto Filippo Rosa ma, adesso, con la chiusura della pratica, l’Opera sembra tornata operativa.
Ex Carichieti. Operativa sì, ma con un creditore eccellente: l’ex Carichieti. De Nicola, infatti, è uno dei tre principali debitori della banca risolta. E i debiti di De Nicola figurano in due procedimenti penali: quello arrivato da Pescara e ancora nel cassetto e quello che chiama in causa gli ex commissari di Bankitalia Salvatore Immordino e Francesco Bochicchio accusati di una presunta bancarotta fraudolenta per dissipazione a causa della svalutazione delle garanzie considerata eccessiva dal tribunale teatino. Tra quelle garanzie stimate al ribasso ci sono anche i beni di De Nicola. Ed ecco perché una storia finanziaria finisce per avere ripercussioni anche sul tetto crollato del palazzo storico in corso Marrucino.
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