Parla l’operaio eroe: «Ho salvato l’anziano da un volo di 4 metri»

L’81enne stava per buttarsi giù dalla finestra della sua casa L’intervento decisivo di un passante ha evitato il peggio
CHIETI. Prontezza, lucidità e sangue freddo. E, soprattutto, un cuore grande e una robusta dose di altruismo. Inizia da qui la bella storia di Rocco Emanuel Dany D’Agostino, l’operaio di 47 anni che mercoledì pomeriggio ha salvato al volo un anziano che voleva farla finita, buttandosi dalla finestra della sua casa in via Silvino Olivieri, alle porte del centro storico di Chieti. Un eroe per caso, come racconta lui stesso, ripercorrendo quei momenti drammatici che avrebbero potuto avere un finale peggiore se non fosse intervenuto per tempo.
«Stavo salendo da Tricalle con l’auto aziendale», dice D’Agostino, originario di Termoli e residente a Chieti da appena 3 mesi, un lavoro da operaio nell’impresa di costruzioni Coged di Alberto De Cesare. «Stavo tornando dal lavoro, poco dopo le 18», aggiunge, «procedevo a rilento tra le auto in coda. Mi sono voltato e ho visto prima un monitor di un televisore buttato a terra e poi una donna che muoveva le braccia e si agitava. La signora guardava in alto e gridava ripetutamente: “Basta, basta”, allora ho capito che stava succedendo qualcosa. Inizialmente pensavo a un litigio tra moglie e marito, ma poi ho visto la finestra spalancata all’ultimo piano e un vecchietto che stava per lanciarsi nel vuoto». Rocco D’Agostino non ci ha pensato due volte: è sceso dalla sua Panda, ha bloccato il traffico di via Silvino Olivieri e ha fermato un furgone che stava attraversando la strada proprio in quel momento, mentre un passante urlava: «Non ti buttare». L’operaio ha fatto accostare il mezzo sotto la finestra della palazzina e, con un balzo, è salito sul tettuccio ed è riuscito a raggiungere la finestra al secondo piano dove si stava sporgendo l’81enne. Lo ha afferrato per la giacca e ha evitato di un soffio un volo di quasi quattro metri. «L’anziano stava per lasciarsi andare», continua D’Agostino, «ma sono riuscito a prenderlo in braccio. Si sarebbe fatto male seriamente, o forse ci sarebbero state conseguenze peggiori. La distanza tra la finestra e il marciapiede a livello della strada è tanta. Io sono salito sul tettuccio del camion e, nonostante sia alto 1 metro e 80, ho dovuto allungare il più possibile le braccia per raggiungerlo. È successo tutto nel giro di un attimo».
Una storia a lieto fine quella che riusciamo a raccontare oggi, ma soltanto per il sangue freddo mostrato dall’operaio 47enne in quegli attimi di paura. «Non ho pensato a nulla in quel momento, ho agito e basta», si schernisce l’uomo, «il vecchietto continuava a dimenarsi con forza e allora l’ho stretto tra le braccia. Poi l’ho fatto sedere sul marciapiede, ma cercava in tutti i modi di buttarsi tra le macchine. Chiamava il papà per nome, continuava a dire che voleva suo padre e che avrebbe dovuto assisterlo. Solo dopo un po’ di tempo si è calmato». «Si sono fermate alcune macchine”, prosegue Rocco D’Agostino nel racconto, «poi sono arrivati i poliziotti. Mi hanno ringraziato per aver fatto un’opera buona. Sono stato felice. Salvare una persona è sempre una bella cosa. Il coraggio ce l’ho, ma non mi era mai capitata una circostanza simile».
Infine, l’operaio si lascia andare a una considerazione: «Mi hanno detto che l’anziano vive solo ed è molto conosciuto in zona, anche dalle istituzioni. Forse, riflettendoci su, dovrebbe essere assistito di più».
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